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Berlinale settimo giorno

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Berlino 2008, Cinema | Posted on 14-02-2008

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58 ifb logo intro Berlinale settimo giornoArrivato al settimo giorno Dio si riposà³. Non occupando al momento una posizione paragonabile in classifica, qui si continua a lavorare e vedere film, notando nel frattempo le curiose scelte operate a livello di programma Tali per cui a una giornata notevole come quella di martedà­ segua un mercoledà­ a essere generosi interlocutorio, tutto giostrato sull´ evento mediatico molto prima e piຠche cinematografico rappresentato dal debutto alla regia di Madonna con Filth and Wisdom.

Film, com´ era logico, trascurabile (per quanto non bruttissimo) e conferenza stampa giocata su accenti di autentico terrorismo massmediatico, con uno schieramento di forze e orari rigidissimi da far impallidire l´eventuale arrivo di un papa, sebbene poi la signora si sia concessa con una certa simpatia. Tutto come da copione, quindi. E i film? Fatta eccezione per Caos calmo, già¡ recensito da queste parti e comunque accolto decisamente bene (sebbene apparentemente non in grado di concorrere ai massimi allori) meglio non entrare troppo nei dettagli: ma qualcosa bisogna pur dire, e allora diciamolo.
Kabei/- our mother del giapponese Yoji Yamada – frequentatore abituale della Berlinale, non sempre con risultati memorabili – racconta, a partire da un romanzo breve di Teruyo Nogamis, la vita di una famiglia giapponese nel periodo immediatamente precedente l´entrata in guerra del Giappone. Vita condizionata dall´arresto del padre per motivi politici (all´epoca il Giappone aveva appositamente istituito il reato di “crimine del pensiero”) e incentrata sull´eroica figura di una madre disposta a qualunque cosa tranne che a tradire gli ideali del marito. Racconto breve, si diceva. Ma il film dura qualcosa più di due ore, e fin qui non ci sarebbe nulla di male se si cogliesse una urgenza narrativa o uno stile proprio. Purtroppo latitano entrambi: e, se il racconto appare piuttosto risaputo e al massimo dignitosamente condotto a termine, la regia si adagia su una piatta riproposizione degli stilermi di Ozu, con le famose inquadrature ad altezza di ginocchio e le svolte narrativo/drammaturgiche che avvengono intorno al tavolo da pranzo. Niente di male, per carità¡, e il film si lascia vedere: ma si direbbe che siamo di fronte a un cinema onestamente fuori tempo massimo.
Diverso – e peggiore, va detto subito – il caso di Lady Jane dell’ abbonato ai Festival Guédiguian. Regista mai amato da chi scrive, che l’ ha sempre considerato un furbo ma poco ispirato rimasticatore di certo realismo francese degli anni ’30. Stavolta il gelo in sala al termine della proiezione ha dato l’impressione – salutare – di un giudizio condiviso. E, in effetti, da salvare non c’ Ä— davvero nulla o quasi. Nell’affrontare la storia di una ex rapinatrice marsigliese che, riciclatasi come proprietaria di una profumeria nel centro di Aix en Provence, si vede rapire e uccidere il figlio e riunisce i compagni di rapina per ottenere vendetta, il regista sembrerebbe tentare il polar alla Izzo. Ma lo fa evidentemente senza crederci abbastanza , infilando situazioni stereotipate una dietro l’altra, sentenze (frasi non renderebbe l’idea) di dialogo che vorrebbero essere concettose ma alla prova dei fatti risultano di agghiacciante banalità , sciatterie varie di scrittura e regia. Con in più, e appare imperdonabile, il solito ricorso al tentativo (qui particolarmente incongruo) di buttarla sul sociale con venature anarcoidi. Per cui i tre ex rapinatori guarda caso erano comunque figli del popolo e animati dalle migliori intenzioni (tant’Ä— che la prima inquiadratura ce li propone mentre regalavano il bottino a un quartiere popolare) mentre oggi la delinquienza Ä— cattiva e la borghesia peggiore. E signora mia non ci sono più le mezze stagioni, verrebbe da aggiungere, tanto il livello di discussione questo appare. Profondamente disonesto quanto poco riuscito , Lady Jane sembra far paio con gli altri titoli francesi mediamente disastrosi presentati nelle varie sezioni della Berlinale. E i casi sono due׃ o i cugino d’ Oltralpe hanno deciso di tenere i pezzi forti per Cannes o non Ä— proprio un momento buono per il loro cinema.

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