In evidenza

A Christmas carol

Londra, metà  Ottocento. Marley, uno dei due soci del banco di cambio Marley&Scrooge, è morto. A Scrooge tocca pagare l´emissione del certificato di morte. L´avarizia, già  dipinta sul volto del vecchio, si palesa ulteriormente nel vero e proprio sforzo fisico che Scrooge sembra sostenere...

Continua a leggere...

Berlinale: il quarto giorno

Posted by Davide Verazzani | Posted in Berlino 2008, Cinema | Posted on 11-02-2008

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

0

58 ifb logo Berlinale: il quarto giornoLa programmazione del week end berlinese è decisamente atipica, rispetto alla normalità  festivaliera; a Venezia, infatti, avremmo di sicuro visto arrivare Madonna (prevista invece per mercoledì), Scarlett Johansson e Natalie Portman (in arrivo giovedì) o lo stesso Anderson, che ha infiammato il primo giorno. E invece, ci si presentano tre film in concorso di diversa fattura e consistenza, ma tutti accomunati da una certa sommessa inquetudine e da un cast che, se togliamo Penelope Cruz e Julia Roberts (quest´ultima, peraltro, assente) , non fa certo brillare i flash di centinaia di macchine fotografiche.

La sorpresa positiva, diciamolo subito, e´ stato Avaze gonjeshk-ka (The song of sparrows), con cui il veterano Majid Majidi in un sol colpo fa piazza pulita dei piagnistei e dei sofismi cui il cinema iraniano ci ha da tempo abituato, per comporre una commedia di stampo neorealistico, divertente e coinvolgente al tempo stesso. Al centro del film vi e´ la figura di un padre di famiglia in una zona rurale vicino a Teheran che, licenziato per aver lasciato scappare uno struzzo da un allevamento di cui e´ responsabile, si ricicla come improvvisato taxista nella capitale, finche´ un incidente non lo immobilizza a letto per molti giorni e lo costringe a convincersi che la vita della sua famiglia continua e prospera anche senza di lui; la maestria di una sceneggiatura puntuale e di una recitazione eccessiva ma mai sopra le righe (non ci stupiremmo se il protagonista vincesse un premio come miglior attore) delineano il percorso di un personaggio dalla disperazione alla redenzione, attraverso un orgoglio patriarcale che sorprendentemente, visti i tempi che corrono politicamente in Iran, si muta in rassegnazione e in accettazione delle virtu´, non solo domestiche, delle donne; cosi´ l´ottimismo con cui si chiude il film non e´ una manieristica ricerca di un consenso, ma il termine di un viaggio alla scoperta di un se´ stesso nuovo e piu´ disponibile.
Delude invece le attese Elegy, quarto lungometraggio di Isabel Coixet con cui la regista di origine basca fa il salto verso una grande produzione. Gli interpreti di pregio (una splendida e sofferta Penelope Cruz, innamorata del fascinoso professore Ben Kingsley) e la decisione di adattare per lo schermo il romanzo di Philip Roth L´animale morente sono emblematici di una volonta´ di volare alto, che purtroppo non trova riscontro in uno script disordinato e in personaggi tagliati con l´accetta. La Coixet, solitamente maestra nel descrivere la sofferenza (basti pensare allo splendido La lingua segreta delle parole, presentato nel 2005 a Venezia), sbanda proprio alle prese con un romanzo in cui il dolore e´ centrale, facendosi prendere la mano dal desiderio di mostrare cattiverie e malattie: cio´ che rimane e´ solo una scipita storia d´amore, che riesce di rado a farci palpitare il cuore, somigliando piu´ a un melo´ hollywwodiano piuttosto che a una riflessione sulla sofferenza amorosa e sulla morte stessa.
Si conclude il concorso domenicale con il dramma familiare Fireflies in the garden, opera prima del cinoamericano Dennis Lee. Una famiglia, riunita dopo anni per celebrare il Thanksgiving, subisce un tremendo lutto: e´ il momento di riportare a galla vecchi rancori e di risistemare rapporti logorati e usurati dalla rabbia e dall´odio, fino a un happy ending che non e´ per nulla consolatorio, somigliando piuttosto a un nuovo inizio.
Un cast al massimo della forma (stellare Willem Dafoe, finalmente in un ruolo che ne sottolinea la camaleonticita´ dopo tanti sbandamenti negli ultimi anni, ma di ottima resa anche Julia Roberts, in un ruolo minimale ma di grande significato, e le ‘giovani promesse´ Ryan Reynolds e Hayden Panettiere), una sceneggiatura senza sbavature che sa essere commovente ma mai ricattatoria, un intersecarsi intelligente di piani temporali attraverso un flash-back che spiega senza enfasi le dinamiche familiari attuali, infine un´ottima fotografia: ecco gli elementi che rendono riuscito questo debutto di Lee nel lungometraggio, che sa rendere coinvolgente un tema abusato come quello dei sottili fili che legano genitori e figli con sorprendente consapevolezza e semplicita´. Perennemente in bilico su un burrone fatto di luoghi comuni, il film convince, pur senza strabiliare, proprio per la sua sincerita´ di fondo.
Poche righe, invece, per sottolineare l´ennesima delusione venuta dalla francese Laetitia Masson, in concorso nella sezione Panorama con Coupable. Con la pretenziosita´ tipica di un certo intellettualismo di quart´ordine, la regista vorrebbe raccontare la follia d´amore di alcuni personaggi implicati, a vario titolo, in un omicidio, ma finisce per confezionare un inutile stillicidio di banalita´ fuori luogo, recitazioni anti-naturalistiche, vicende che ripartono senza mai concludersi, simbolismi ridicoli. Avrebbe potuto essere un discreto cortometraggio, oppure una buona piece teatrale: risulta essere invece l´irritante conferma di un´incapacita´ narrativa assurta a way of life e sbandierata come autorialita´, da cui stiamo volentieri alla larga, invitando chiunque a fare lo stesso.

VN:R_U [1.9.10_1130]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
VN:F [1.9.10_1130]
Rating: 0 (from 0 votes)

Write a comment

i migliori Annunci Escort e Trans d'Italia