Berlinale: il secondo giorno
Posted by Davide Verazzani | Posted in Berlino 2008, Cinema | Posted on 09-02-2008
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A Berlino il vento gelido del primo giorno ha lasciato il posto a un tepore quasi primaverile (coniugato alla tedesca, ovviamente), che addolcisce le durezze dei palazzi filosovietici dell´Est, la maestosita´ di un Reichstag che si erge davanti al nulla e le novita´ strabilianti di Potsdamer Platz (niente a che vedere, purtroppo, con il milanesissimo progetto di rifacimento della zona Garibaldi-Repubblica…).
Il Festival entra subito nel vivo giocando uno dei suoi assi migliori per quel che riguarda il concorso, ovvero il pluricandidato al´Oscar (8 nomination) There will be blood di Paul Thomas Anderson (in uscita fra sette giorni in Italia, con il titolo tradotto, con la consueta ineffabilita´, in Il petroliere). Ne parliamo in un´apposita recensione, perche´ il film merita un approfondimento particolare sia per la maestosita´ della regia, sia per le numerose tematiche trattate con sofferta magniloquenza dal regista che si fece conoscere, sbaragliando la concorrenza, proprio qui a Berlino quasi 10 anni fa con Magnolia.
Altri due film in concorso sono stati presentati ieri, ricevendo peraltro tiepidi consensi. Il primo e´ il cinese Zuo You , un drammatico ritratto di una Cina in trasformazione vista attraverso gli occhi di due ex amanti la cui figlia e´ malata di leucemia: il pregio del film, comunque ben scritto e ben recitato, e´ quello di incarnare nei personaggi le due realta´ di un Paese la cui evoluzione travolge la vita stessa dei suoi abitanti: l´uno e´ un palazzinaro senza scrupoli che, in un mondo che ancora si dice comunista, non paga gli operai, l´altra e´ un ‘agente immobiliare svogliata che accetta di vivere una condizione umile pur di essere felice insieme al suo nuovo compagno. Dove il film pecca e´ in un´eccessiva lunghezza, che dilata anche la drammaticita´ dell´intreccio rendendo difficile la compartecipazione dello spettatore.
Il secondo e´ il finlandese Mustaa ja, una sorta di melodramma a tinte fosche in cui viene tinteggiata la distruzione di una coppia borghese dovuta all´insipienza dell´uomo, sempre in cerca di giovani fanciulle da abbindolare. L´intreccio viene sviluppato in maniera convincente da un punto di vista narrativo, mentre a mancare e´ la compartecipazione alla vicenda, sottolineata in modo vagamente freddo fino a un finale che la rende quasi macchiettistica. Un complimenti agli attori, tutti molto in linea con la drammaticita´ della storia, ma pollice verso a un regista che dimostra di saper girare senza approfondire pero´ le tematiche di una vicenda che, essendo non certo inedita, meritava una mano piu´ esperta e sicura.
Da sottolineare invece il quasi-horror spagnolo Eskalofrio, che ha terminato la giornata con i brividi di un misterioso mostro che si nasconde nella foresta di un paesino del nord della Spagna. Il regista, alle prese con un mini-budget, tiene con piglio sicuro un racconto che non ha nulla di nuovo, ma che sa turbare anche perche´ il presunto ‘mostro´ viene mostrato quasi subito agli occhi dello spettatore, facendo diventare centrale quindi una tematica di altro livello, quale la natura selvatica del paesaggio e dei suoi abitanti, e la chiusura mentale che alligna fra chi e´ abituato da troppo tempo alla solitudine. Il film sbanda paurosamente nel finale, a causa di vistosi buchi di sceneggiatura, ma ha il pregio di non spingere l´acceleratore su temi consuetamente horror quali la malattia, la mostruosita´ del diverso o il vampirismo stesso (il protagonista e´ un ragazzo gravemente fotofobico). Complimenti al giovanissimo cast, perfettamente in linea con i ruoli richiesti.


