A Berlino è già giovedì 7 febbraio
Posted by Davide Verazzani | Posted in Berlino 2008, Cinema | Posted on 07-02-2008
Tag:Berlinale, Festrival-di-Berlino, Keith-Richards, Martin-Scorsese, Mick-Jagger, Rolling-Stones, Scorsese, Shine-a-light
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Si apre oggi la 58esima edizione della Berlinale. Un festival che e´ tradizionalmente votato a proporre film che giungono da cinematografie poco appariscenti (a differenza di quanto avviene a Venezia e Cannes, per esempio), o da cineasti non ancora notissimi, e che ha saputo negli ultimi dieci anni, parimenti all´altro “piccolo” festival europeo, quello di Locarno, ritagliarsi uno spazio di assoluto predominio nell´offerta di quelle pellicole che in genere mandano in sollucchero la critica e che ultimamente stanno interessando sempre piu´ settori di pubblico. Basti pensare a Il falsario, in concorso nel 2007 ed oggi candidato all´Oscar come miglior film straniero (con ottime probabilita´ di vittoria), o alle opere di Sokurov e Guediguian che hanno trovato terreno fertile in terra tedesca negli ultimi anni.
E´ consuetudine di un festival giocarsi in apertura una cartuccia importante, presentando un film non in concorso che possa attrarre pubblico e stampa e fungere da vetrina per le proposte in arrivo nei giorni successivi; lo e´ stato per Venezia nel 2007 con Espiazione, cui ha porrtato fortuna vista la messe di candidature all´Oscar piovutegli addosso; lo e´ quest´anno anche per Berlino: mentre infatti la capitale accoglie i cronisti di Nouvelle vague sotto un cielo bigio e grondante un freddo nordico, le luci del Palast risplendono grazie all´incendiario documentario Shine a light, che vede Martin Scorsese raccontare un concerto newyorkese dei Rolling Stones durante il tour americano dello scorso anno. A differenza del film veneziano, dubitiamo che questa nuova opera del regista americano veda la luce in sala, e propendiamo per un suo sfruttamento commerciale direttamente attraverso il mercato del dvd. Questo non significa, d´altronde, che siamo in presenza di un film di serie B, o della semplice ripresa (ancorche´ professionale e con largo uso di mezzi tecnici) di una serata live della piu´ longeva band del pianeta. Scorsese si avvicina al “mostro” Rolling Stones con un´intensita´ il cui scopo e´ duplice.
Da un lato, vi e´ il tentativo di catturare la tremenda energia di un concerto rock e di trasportarla attraverso lo schermo. Le macchine da presa posizionate in ogni dove; l´attenzione ai dettagli corporei dei componenti della band, con abbondanza di primi piani che ci fanno apprezzare anche i sottili ammiccamenti fra i musicisti; l´insistenza nell´inserire immagini prese dal backstage, cosi´ da sottolineare la vitalita´ dell´attimo grazie alla risposta entusiasta del pubblico; infine la scelta di un piccolo teatro, il Beacon di Manhattan, come sede dello show, quasi a rimarcare il contatto mai sopito fra la band e il suo pubblico; ecco gli elementi che rendono al meglio la deflagranza di una serata che nasce e muore nell´arco di un paio d´ore, e non lascerebbe nulla se il genio di Scorsese non collegasse il concerto con una Manhattan illuminata e quasi stilizzata, grazie a un vertiginoso dolly conclusivo che inizia appena fuori dal Beacon e termina con una luna piena che sorveglia benevola l´alleniano skyline per poi trasformarsi nella celeberrima e beffarda linguaccia rossa rollingstoniana.
D´altro canto, il film e´ anche una sottile riflessione su verita´ e finzione nel mondo del rock e, parallelamente, nel cinema stesso. Inframmezzato com´e´ da interviste degli anni ´70 in cui si chiedeva a Jagger e soci se avessero continuato a suonare Satisfaction fino a 60 anni (e gia´ allora ci si meravigliava della longevita´ della band, soprattutto a causa dei problemi di droga dei suoi componenti), il documentario mostra i Rolling Stones dediti a “fare” i Rolling Stones, con reale divertimento (sottolineato da una battuta di Keith Richards, che dichiara di suonare ancora perche´ gli piace farlo, e niente altro), ma anche con una teatralita´ che appare talmente esagerata da avvicinarsi a un copione gia´ scritto altrove. Il luogo stesso del concerto, un piccolo teatro in cui i drammi diventano veri per il solo fatto che vi vengono rappresentati, e il saluto finale (la band piu´ i roadies e gli ospiti che salutano con un inchino al centro del proscenio) indulgono a una tale riflessione. Quanta verita´ c´e´ in un Jagger che ancora adesso canta Sympathy for the devil con le stesse mosse di 40 anni fa? Non piu´ che in un De Niro che si trasforma per impersonare Toro scatenato (film presentato proprio a Berlino nell´81, fra l´altro), verrebbe da pensare. Scorsese continua il suo personale itinerario musicale, dopo il Blues e Bob Dylan, con un documentario in cui la sua genialita´ e´ in prima linea. It´s only rock´n´roll? Forse, ma non ne saremmo poi cosi´ sicuri.



Bene, bravo, bis