Il falsario – Operazione Bernhard
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 24-01-2008
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Salomon “Sally” Sorowitsch è un abilissimo falsario ebreo, un fascinoso bohemien dal sorriso disarmante e dalla conquista facile. Nel 1936 viene arrestato a Berlino, e finisce a Mauthausen a spaccare pietre. Grazie alle sue abilità pittoriche, riesce a ingraziarsi il direttore del campo e godere di un trattamento privilegiato, finchè, nel 1944, viene trasferito a Sachsenhausen. Qui i nazisti hanno raccolto alcuni internati che, in virtù delle loro specializzazioni, daranno vita a un´operazione di falsificazione con l´obiettivo di stampare montagne di sterline e di dollari, così da finanziare il proseguimento della guerra e, a lungo termine, di inondare di carta moneta fino al collasso i mercati
Alleati. Gli appartenenti alla squadra, che posseggono privilegi inauditi in un campo di concentramento (letti comodi, pasti caldi, musica classica a tutte le ore per coprire i rumori delle atrocità commesse pochi metri oltre le baracche, perfino un tavolo da ping-pong), si trovano di fronte a un dilemma amletico: aiutare il nemico nazista per conservare la propria vita, oppure sabotare l´operazione, giungendo a morte certa ma salvando la dignità ?
Esce finalmente anche in Italia, in virtù forse più della candidatura all´Oscar che dalle lungimiranza della distribuzione, il film che il regista austriaco Stefan Ruzowitzky ha presentato un anno fa con discreto successo alla Berlinale. Ed è una piacevolissima sorpresa, soprattutto per l´ambivalenza dell´intreccio. Dietro a una trama che narra con rigore fatti realmente accaduti e documentati da alcuni testimoni tuttora viventi e che sa più di spy story che di film sull´olocausto, stanno infatti in realtà riflessioni potenti sulla dignità umana, e su quanto ci si può spingere per seguire i propri valori. E´ giusto portare al sacrificio non solo se stessi, ma anche i compagni e gli amici, in nome di un ideale di giustizia e di libertà ? E´ giusto non guardare in faccia a nessuno e cercare la sopravvivenza, anche a scapito di milioni di persone che potrebbero essere uccise grazie agli effetti indiretti del proprio lavoro? Quanta ambiguità c´è nel male assoluto, quanto bene vi si nasconde? E il Male è conscio del conforto che saltuariamente può portare a chi soffre?
La narrazione di Ruzowitzky si dipana senza scossoni, grazie a una sceneggiatura che mischia momenti di pathos estremo ad altri di pura ironia dissacrante, rinunciando a rappresentare la tragedia nazista in maniera manichea e presentandoci almeno due personaggi memorabili (il protagonista Sorowitsch e il comandante nazista Herzog), le cui equivoche zone d´ombra fanno da sfondo a un conflitto che dal particolare assurge senza retorica all´universale. Ed è talmente vero questo, che il film si sfilaccia nel finale, quando fatalmente, alla liberazione avvenuta nel maggio 1945, viene mostrato agli increduli falsari la realtà che per un anno e mezzo li ha circondati, fatta di gente che ha perso il corpo e forse anche l´anima: dove sarebbe bastata una battuta (che viene in effetti pronunciata, e fa rabbrividire), vengono inserite azioni che, riempiendo lo schermo, tolgono emozione.
Da sottolineare la splendida prova del protagonista Karl Markovics, che dona a Sorowitsch il viso adatto di chi la sa lunga ma al contempo si sa sorprendere per gli avvenimenti inauditi che gli accadono intorno; grazie alle sue doti, Markovics/Sorowitsch riesce a superare alcuni problemi di scrittura del personaggio, che acuiscono le sue ambiguità ed estremizzano l´umanità del suo carattere senza far capire allo spettatore le motivazioni di alcune sue scelte.
La regia, disadorna e precisa, anche se un po´ televisiva, e la fotografia, sgranata e ribelle, accompagnano lo spettatore nel lungo flash-back di cui è composta la pellicola, e ci riportano infine davanti al mare di Montecarlo dove, a guerra finita, Sorowitsch può contemplare in silenzio l´infinito, dopo aver perso al casinò, in un compulsivo cupio dissolvi, tutti i soldi falsi rubati da Sachsenhausen. I pensieri che affollano la sua mente, vagamente intuiti dalla bella donna che gli sta a fianco e, dopo averlo amato la sera prima da vincente, lo conforta ora da perdente, sono le memorie di un uomo che è sopravvissuto all´orrore e si chiede il perché. E soprattutto, si domanda se lui ha il diritto di vivere al posto di chi è morto senza un motivo. Un quesito la cui umanità travolge chiunque, che spesso è stato anche nostro, ma che la sottile vena anti-retorica della pellicola ci pone in un silenzioso “piano americano” che chiude il film con rigorosa asciuttezza.


