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Io sono leggenda

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 13-01-2008

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i am legend Io sono leggenda2009: la dottoressa Krippen (una Emma Thompson curiosamente non accreditata) annuncia di aver trovato un vaccino per la cura del cancro sicura nel 100% dei casi. 2012: il tenente colonnello Robert Neville si aggira per una New York post apocalisse di cui è rimasto l´unico abitante. La presunta cura si è rivelata infatti peggiore del male, sterminando il 90% della popolazione mondiale e riducendo i superstiti a vampiri fotofobici e mortalmente aggressivi. Ancora legato alla missione che gli era stata assegnata Neville passa le sue giornate a caccia di cibo ed eventuali superstiti e le sue notti asserragliato in casa a fare esperimenti per trovare una cura del morbo: ma che senso può avere il suo lavoro se davvero è rimasto l´ultimo uomo sulla terra?

Io sono leggenda è la terza versione cinematografica ufficiale del capolavoro di Richard Matheson. Ufficiale, certo, perché se contiamo le pellicole comunque direttamente riferibili a un romanzo considerato dal re dell´ horror Stephen King tra i dieci da salvare di tutta la letteratura del genere, supereremmo probabilmente il centinaio, saga romeriana degli zombi compresa. Tra le tre, meglio sgombrare subito il campo, sicuramente la più riuscita dal punto di vista meramente spettacolare ma la peggiore rispetto al testo di partenza. Martin Lawrence, fin qui noto al massimo per Constantine, è un discreto shooter, che ha almeno il merito di non pretendere troppo da se stesso per affidarsi da un lato alle meraviglie della CGI e delle scenografie e dall´altro a un attore di razza. E così, sia pure di fronte a una regia piuttosto ordinaria, il film per almeno un´ora appassiona: merito della suggestione derivante dalla metropoli simbolo ridotta a un deserto in cui scorrazzano indisturbati cervi e leoni, con tutti i luoghi dell´immaginario collettivo (il ponte di Brooklin, la grand Central Station, il Palazzo di vetro) ridotti a desolate rovine. Merito anche, riconosciamolo, di un Will Smith in continua crescita, capace di calarsi con convinzione in un non facile one – man show, restituendo credibilmente l´orrore e lo sconforto di una solitudine per definizione totale. E con almeno una sequenza – il prologo – sicuramente da ricordare per secchezza e incisività .
Ma, e non è difetto da poco, nell´ultima mezz´ora l´efficacia spettacolare – pur mantenendosi – si traduce in un totale tradimento degli assunti del romanzo. La sottile parabola sulla diversità  dello scritto, sostanziata da domande eminentemente laiche che sarebbe bene tener sempre a mente (cos´è la normalità  se non la somma del concetto di normalità  di tanti? E se io sono l´unico a non conformarsi, chi è il mostro?), si trasforma infatti in un tonitruante (e sgradevole nella sua rozzezza) epilogo cristologico, con tanto di sacrificio di sé e assunzione sugli altari della memoria dell´umanità  superstite. Che considererà  il defunto Neville una leggenda: peccato che, per Matheson, lo stesso assurgesse a tale ma in senso negativo, contraltare perfetto e pauroso del vampiro agli occhi della nuova società  di vampiri pronta a ripartire da zero. Come si vede, un totale rovesciamento del senso, preoccupante anche in un giocattolone blockbuster la cui maggiore ( per carità , giustificabile) ambizione dovrebbe essere quella di portare a casa più soldi possibile. Missione compiuta, visto che nei soli States la pellicola ha riguadagnato in due settimane i 150 milioni di dollari di budget e si avvia verso il raddoppio. Tutto bene quel che finisce bene: ma, pur nella sua apparente innocuità , un´opera che fa riflettere sullo stato delle cose. E le conclusioni che se ne traggono non sono particolarmente confortanti.

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Comments (1)

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No, infatti. E’ davvero inquietante questa distorsione che viene attuata a livello culturale globale. Dalle favole degli incidenti diplomatici degli stati Uniti con l’Iran alla cancellazione del reale significato del romanzo di Richard Matheson, così come di qualsiasi altro testo contenga idee “pericolose>” e ideologie. Ma, si sa, gli spettatori sono molti più dei lettori, e i lettori preferiscono Baricco e Follett alla narrativa che fa veramente riflettere. Tant’è che s’è sentita la necessità di censurare “Redacted”, decidendo di non distribuirlo: negli stati Uniti, certo, ma anche nella suddita Italia, e in quasi tutto il resto d’Europa. e per chi non sa di che parlo si vada a leggere la recensione del film , presente su questo sito, o quella appena uscita nella nuova edizione del dizionario del cinema di Paolo Mereghetti. Informarsi seriamente è un ben piccolo sacrificio, se aiuta a comprendere la realtà nella quale ci stiamo lasciando annegare.

Heiko H. Caimi

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