Bianco e nero
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 08-01-2008
Tag:Ambra-Angiolini, Bianco-e-nero, Cristina-Comencini, Fabio-Volo, passione-mista, razzismo
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Carlo ed Elena sono una giovane coppia romana con una figlia piccola, Giovanna, il cui menage sembra in situazione di stasi: lui ha da poco aperto un´azienda di riparazione computer ed è in preda ad ansie imprenditoriali, lei è un´entusiasta attivista di una onlus che promuove aiuti per l´Africa. Durante una serata di raccolta fondi, Carlo conosce un collega della moglie, Bertrand, e sua moglie Nadine, funzionaria all´ambasciata del Senegal. Con quest´ultima scatta un´intesa immediata, che culmina nell´invito fatto da Carlo a Nadine alla festa di compleanno della figlia. Alla festa i due riusciranno a scambiarsi solo poche frasi, ma la freccia è scoccata. E quando il computer di Nadine si rompe e la donna chiama Carlo per ripararlo, la scintilla esplode in una passione fragorosa. La storia adulterina fra i due obbliga gli altri personaggi a rimettersi in gioco e ripensare ai propri valori e alle proprie convinzioni; magari scoprendo di non essere così immuni al razzismo strisciante che circola nella società occidentale in cui viviamo…
Non esistono molti film, fra quelli noti al grande pubblico, che trattano l´argomento dell´amore fra persone di razze diverse. E a pensarci bene, l´unico che lo ritrae in forma di commedia è il sublime Indovina chi viene a cena?, di 40 anni or sono. Nonostante le dichiarazioni d´intenti, che paiono accreditare proprio questo film come ispirazione sottotraccia della regista, speriamo vivamente che la Comencini non ritenga di dovercisi paragonare: la lotta, già impari dall´inizio, si risolverebbe in un completo disastro per la regista italiana.
Se infatti qualche pregio bisogna trovare in questa pellicola, questo esula dal contesto in cui si dovrebbe posizionare una commedia per ritenersi tale: le scene esilaranti sono scritte e recitate in maniera imbarazzante e la loro presenza è fuori luogo e fuorviante rispetto al tema, questo sì centrale, di una passione impossibile.
Quanto alla motivazione della sua impossibilità , cioè la differenza del colore della pelle, il dipanarsi della vicenda la rende impalpabile e pretestuosa, quasi un flebile richiamo a un reiterato senso di colpa tipico di noi occidentali nei confronti di una razza lungamente (e ancora adesso, attualmente) sfruttata. Ci si trova davanti a una coppia che si forma contro mille difficoltà , ma la principale di esse non è il “bianco e nero” del titolo, quanto piuttosto il fatto di essere entrambi sposati con figli. Se questo è il messaggio che passa, crolla del tutto l´impalcatura, fragilissima di suo, su cui si regge il supposto interesse del film: quante serate abbiamo passato davanti al piccolo o grande schermo, a visionare amori che nascono e poi muoiono in mezzo ai marosi delle tempeste? E se questo è uno di essi, che curiosità può suscitare?
La sceneggiatura tenta, in maniera ipocrita e ricattatoria, di ricordare allo spettatore che è in atto uno scontro di valori, ma lo stile è sciatto e spesso grezzo: la famiglia di Elena è composta da figure ridicole e caricaturali (e per fortuna che battute agghiaccianti vengono recitate da due interpreti sopraffini come Anna Bonaiuto e Franco Branciaroli, altrimenti sai che spasso!), il personaggio di Carlo (interpretato senza nerbo da un Fabio Volo assente) è sfuggente, senza spessore e troppe volte a disagio con se stesso, non avendo la profondità necessaria, e i ruoli di contorno, figura cardine di ogni commedia, sono sfruttati per dare drammaticità anzichè svago.
Non tutto è da buttare, si diceva: i due attori che recitano la coppia senegalese (l´erculeo Eriq Ebouaney e la spendida Aissa Maiga) hanno un´intensità e un feeling notevoli, e tengono a galla il film nei momenti in cui la scena è tutta loro; Ambra Angiolini si dimostra una bella realtà per il cinema italiano, e speriamo le diano copioni in cui possa far risaltare meglio la sua naturale poliedricità ; le location del quartiere di piazza Vittorio a Roma danno un tocco di realismo ulteriore; le musiche infine, centrate su una versione disco di La vie en rose e su canzoni del malese Ali Farka Tourè, ben contrappuntano i momenti del film.
Quel che infastidisce è la progettualità un po´ pelosa con cui una si decide di produrre una pellicola sfruttandone gli elementi progressisti come abile operazione di marketing, facendo poi dichiarazioni al vetriolo nei confronti di chi non ha voluto contribuire alla sponsorizzazione del film. Nei panni di un dirigente aziendale che deve scegliere dove allocare i soldi per la comunicazione esterna del mio marchio, avrei sinceramente fatto la stessa scelta. E soprattutto, dopo aver visto il film, senza assolutamente pentirmi.
Da evitare senza patemi: per una volta, meglio passare per razzisti che condividere certe operazioni pseudo-culturali.



Caro Verazzani,
Ambra è tutto tranne che una bella promessa del cinema italiano. La sua interpretazione (come quella di volo) è vergognosa soprattutto nei confronti dei tanti bravi attori che, al loro posto, avrebbero reso sicuramente più dignitoso questo film con uno stipendio assai più basso
Ciao
Giuseppe