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Halloween: the beginning

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 06-01-2008

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halloween1 Halloween: the beginningLa situazione familiare del giovanissimo Michael Myers è disastrata: la madre, l´unica che prova amore per lui, è costretta per sbarcare il lunario a ballare in uno squallido locale di lap-dance; il padre è inesistente; il fidanzato della madre è un essere abominevole e aggressivo, sempre pronto a prendere in giro il piccolo Michael per l´ambiguità  dei suoi tratti femminei; la sorella maggiore passa le turbe dell´adolescenza e non presta attenzione al fratellino; a subire questo sfascio, oltre a Michael, è la sorellina piccola, per cui il ragazzino ha un affetto speciale. Come se non bastasse, Michael è oggetto di derisione e scherzi feroci da parte dei compagni di scuola. Dietro l´apparente sensibilità  si cela però un bambino altamente problematico: il preside della scuola scopre nel suo zaino un animale orrendamente mutilato, e lo affida alle cure di un ambiguo psicologo, il dr. Loomis. Ma neanche l´analisi può fermare la follia che sta montando in Michael: durante una notte di Halloween il piccolo stermina senza pietà  il patrigno, la sorella e il suo fidanzato, fermandosi solo davanti alla sorellina. Internato in un manicomio criminale prima e, dopo aver ucciso un infermiera, in una cella di isolamento poi, Michael si chiude in un ostinato mutismo, mentre il dr. Loomis diviene un famoso scrittore con l´abile sfruttamento del suo rapporto con il serial killer e la madre si suicida, sopraffatta dai sensi di colpa. 17 anni dopo la notte del massacro, Michael riesce a evadere, e ritorna nei luoghi della sua infanzia…

Riuscire a riprendere in mano la saga di Halloween, praticamente distrutta dopo sei sequel uno più inutile dell´altro, era un´operazione che poteva riuscire solo cambiando la prospettiva della vicenda. Il regista Rob Zombie, acclamato neo-divo dell´horror contemporaneo dopo i successi de La casa dei 100 corpi e La casa del diavolo, ci prova confezionando un prequel, sullo stile di Batman begins, in cui dovrebbero risultare chiare le motivazioni che hanno spinto Michael Myers a diventare quel killer spietato che è. A parte le considerazioni, di banale entità , sulla degenerazione dei rapporti familiari come fonte delle deviazioni psichiche di menti ancora in maturazione (considerazioni che ci porterebbero lontano dalla questione, ma che sono, per usare un eufemismo, vagamente pretestuose), si può dire che i buoni propositi, finchè rimangono tali, portano a un risultato ineccepibile. Merito soprattutto di una regia claustrofobica, che appiccica la macchina da presa sui volti dei protagonisti e limita le denotazioni spaziali, facendo entrare lo spettatore in un tunnel dove non si vedono i contorni delle cose ma solamente il terrore dipinto sui tratti degli attori: se la mitica soggettiva con cui John Carpenter dava il suo tocco d´artista nell´Halloween originale non poteva, per ovvie ragioni, venire replicata, la metodica di ripresa di Rob Zombie ne è la logica conseguenza, anche considerati i trent´anni di distanza che ci separano dal capolavoro carpenteriano, ed è un piccolo tocco di classe che denota anche il rispetto per l´originale e la necessità  di una “visione” differente per rendere interessante l´operazione. Quel che non quadra sono, invece, i trenta minuti finali, durante i quali ci troviamo di fronte al remake di quanto già  visto nel 1978; qui, le nuove tecniche di regia e la buona volontà  degli attori non bastano a far digerire la paradossale caduta di stile verso un horror vacuo e stupidamente splatter; i comportamenti dei protagonisti diventano insensati, la forza sovrumana di Myers diventa un´inaccettabile invulnerabilità , e il ritmo passa a quello di un videogame. Si esce dal cinema con un accentuato mal di testa, una nausea da primissimo piano saltellante e una sola curiosità  soddisfatta: l´origine della maschera da cui Myers non si separa mai. Gli attori ce la mettono tutta per lasciare un´impronta notevole: ottima la prova di un Malcolm McDowell sempre più sfatto, che sostituisce il Donald Pleasence del ´78 nel ruolo di Loomis, buono il cameo di Danny Trejo nel ruolo di un addetto alle pulizie del carcere e credibile Sheri Moon Zombie, moglie del regista, nel ruolo della madre di Michael; ma soprattutto azzeccata la scelta dell´esordiente Daeg Faerch nel ruolo del giovane Michael: un viso intenso e inafferrabile, perfetto per il ruolo elusivo che ha dovuto affrontare.
Al di là  di tutto questo, rimane davvero poco. Che potrebbe anche bastare, se non ci fosse il totem di John Carpenter a memoria di un artigianato cinematografico dove teoria e prassi andavano di pari passo e facevano sfornare capolavori. Fatalmente inimitabili e difficilmente avvicinabili.

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Comments (2)

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Passare di qui è utile e interessante per i film attuali, leggere qualcosa del passato lo è altrettanto qui:http://abbracciepopcorn.blogspot.com. Adesso sono saliti a tre i blog cinematografici da frequentare, aggiungo questo qui:http://cinemax.myblog.it.
Buona serata. Annarita :-)

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Il confronto con Carpenter Rob se l’è cercato quindi è inevitabile fare paragoni che sicuramente nuocciono all’ultimo capitolo della saga..e comunque per Zombie Horror significa una serie di urli a squarciagola e macchina da presa tarantolata senza soluzione di continuità…e la tensione?..ci penseremo…

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