23. Dicembre 2007

Bee Movie

Barry e Vanessa in “Bee Movie”Dura (e breve) la vita dell’ape! È quello che deve pensare Barry B. Benson che proprio non ha nessuna voglia di sottomettersi alla routine d’alveare: poche ore per fare quello che gli altri sperimentano in una vita, ti svegli, ti laurei e subito a impiegarti in un lavoro che sarà lo stesso fino alla morte. Meglio essere come i “fuchi fichi”, che invece volano all’avventura in giro per il mondo. È proprio spacciandosi per un fuco che Barry lascia l’alveare e si lancia ad esplorare il mondo esterno. Che poi è Manhattan con tutti i suoi rischi e pericoli, come l’ape impara presto a sue spese. Ma incontra anche Vanessa, una bella ragazza alla quale Barry incautamente rivolge la parola (eh sì, le api sanno parlare), e sboccia così una profonda amicizia (per l’apina la ragazza molla pure l’antipatico fidanzato). Anzi, Vanessa aiuta Barry anche quando questi fa causa al genere umano perché per secoli ha sfruttato le api sottraendo loro il miele. Manco a farlo apposta la corte darà ragione alle piccole legali, ma ciò provocherà un cambiamento cataclismatico al quale si dovrà porre rimedio…

Il nome di Jerry Seinfeld a molti di noi italiani non dirà granché, ma è molto conosciuto in America e appartiene a uno di quei comici che si sono fatti conoscere sui palchi del cabaret e in televisione ha avuto anche una seguitissima serie che portava il suo nome. È dall’incontro della sua mente creativa con gli executive della Dreamworks che nasce questo Bee Movie, ennesimo film d’animazione computerizzata della casa dell’orco Shrek.
Spiace dirlo ma il connubio tra comicità televisiva e sistemi produttivi hollywoodiani ha partorito, oltre a un’ape, anche un topolino. Il film è l’unico prodotto di animazione che esce sui nostri schermi a Natale e quindi non avrà rivali, guadagnerà un sacco e ovviamente piacerà ai bambini, ma in questo modo la Dreamworks si sta rivelando sempre di più la sorellina povera nella tenzone a colpi di bit che la vede affrontare l’antagonista Pixar. Già la sua filosofia aziendale è rivelata da come un’idea non venga abbandonata finché non sia stata spolpata fino all’osso (vero Shrek 1, 2, 3….?), se poi si pensa che in questo caso siamo di fronte ad un prodotto che non aggiunge nulla a ciò che si era visto precedentemente nell’animazione digitale (anzi, dopo quello che si è ottenuto in Ratatouille, qui le figure umane sembrano particolarmente legnose e stereotipate), allora si capirà che ciò che rimane è quell’universo citazionistico e autoreferenziale che è una delle caratteristiche della Dreamworks ma che francamente hanno incominciato un po’ a stufare.
E così sorridiamo alle tiepide battute su Ray Liotta (che ha fondato un’etichetta produttrice di miele rubandolo alle api e portato in giudizio da queste ultime) e su Sting (reo di avere preso in prestito il suo nome – pungiglione, appunto – senza prima aver chiesto il permesso agli animaletti gialli e neri). Non ci viene risparmiata nemmeno l’ambientazione forense, come è ormai d’obbligo nel cinema americano, ma sicuramente se si voleva fare un po’ di sana critica sociale ai costumi statunitensi bisogna dire che il pungiglione degli autori si rivela abbastanza spuntato. Perfino l’assunto del film è in odore di reazionarismo: l’apetta Barry scappa sì dal suo alveare per sfuggire ad una vita monotona e senza cambiamento, ma alla fine diventa protagonista del reintegro dello status quo, pena lo sconvolgimento del mondo.

In tema di autoreferenzialità, abbiamo un parterre vocale di star di tutta eccezione (se lo stesso Seinfeld è il protagonista, Renée Zellweger è Vanessa, Matthew Broderick l’amico Adam, John Goodman l’istrione avvocato della parte avversa, Chris Rock una zanzara avvocato), che, ovviamente, andranno perdute nella versione doppiata, almeno finché non uscirà il dvd. E la chiusa è lasciata a una cover di Here comes the Sun dei Beatles, che questa stagione si portano molto e anche questo è un segno di quell’universo dove, al contrario dei b movie a cui rimanda il titolo, tutto è carino, politicamente corretto e, a suo modo, a modo.

Commento

1. nickoftime scrive il 11 Gennaio 2008 alle 20:30

Daccordissimo su tutta la linea
icinemaniaci.blogspot.com

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