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Nella valle di Elah

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 30-11-2007

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nella valle di elah 2 Nella valle di ElahHank Deerfield, ex sergente della polizia militare, è un convinto assertore del mondo e dell´etica militare. Tanto che quando una telefonata lo informa che il figlio Mike, appena tornato dall´Iraq, non si è ripresentato in caserma dopo il week – end, pur convinto che si tratti di una ragazzata decide di andare a cercarlo. Solo per scoprire che il ragazzo è stato ucciso, fatto a pezzi e bruciato; e che il figlio non era affatto lo specchio di virtù civiche e guerriere che credeva di avere educato. Aiutato da Emily, ispettrice di polizia vessata da colleghi maschilisti, crede di arrivare a un passo dalla verità  quando trova sulla sua strada Ortiz, spacciatore messicano entrato nell´esercito per evitare una condanna penale e già  compagno di guerra di Mike. Ma la realtà , fatta di una banalità  rabbrividente, è ben peggiore, e implica un crollo totale dei valori in cui aveva fino ad allora creduto…

Presentato all´ultimo Festival di Venezia, Nella valle di Elah fu a lungo in predicato per uno dei premi maggiori, ma non portò a casa niente: e l´uscita americana è stata avara di soddisfazioni tanto dal lato critico che da quello degli incassi. A confermarlo lo stesso regista e sceneggiatore Paul Haggis, che nel corso di una lezione di cinema tenuta in quel di Milano ha dichiarato tra il serio e il faceto – ma più serio – di essere stato accusato di partigianeria per Bin Laden e di ripromettersi di scrivere un biglietto di auguri natalizi a tutti gli spettatori della sua ultima fatica. Il minimo che si possa dire è che trattasi di autentico peccato: e consigliare la visione di quello che fin da adesso si rivela uno dei titoli imperdibili dell´anno. Non foss´altro perché, da sempre attento alla de(co)strutturazione dell´ American Dream – e titoli come Million dollar Baby e Flags of our Fathers dovrebbero pur dire qualcosa in proposito – Haggis qui raggiunge un punto di non ritorno. Che non consiste tanto nel descrivere le storture di una burocrazia – vuoi militare vuoi civile . che fa della soluzione più accomodante l´unica soluzione possibile, né nel lanciare l´allarme sull´opportunismo politico di chi ha voluto una guerra inutile come quella in Iraq salvo poi negare l´evidenza di una “vittoria perduta” fin dall´inizio: si tratterebbe, pur nella nobiltà  dell´assunto, di bersagli d´occasione. Il vero punto dolente è il proverbiale Stato dell´Unione, e la constatazione desolata che forse si è compiuta una frattura irreparabile tra l´immaginario di un´America buona e giusta e la sua attuale declinazione, brutalmente imperiale e quel che è peggio amorale. E in questo senso il racconto biblico dell´episodio della valle di Elah, raccontato da Hank al figlio di Emily e leit – motiv dello svolgimento, si dimostra rivelatorio: convinti di essere il David che lotta per la salvezza del popolo eletto, gli Usa si scoprono reincarnazioni del brutale Golia e della sua sete di sangue. L´innocenza, una volta perduta per caso (a scatenare il deragliamento valoriale di Mike, vero motore di tutti gli accadimenti successivi, è uno di quegli episodi che la statistica militare rubrica sbrigativamente alla voce collateral damage), è perduta per sempre: e la cosa non investe solo i figli (in)volontariamente degeneri ma anche i padri e le madri, costretti ad assistere da una tapparella al disvelamento dei poveri resti del corpo dei propri figli e ad ammettere di aver creduto in un insieme di valori che, se mai è esistito ormai si è dissolto. La speranza forse è nei bambini, che si chiedono ancora se David avesse paura e nella loro domanda pongono le premesse di un futuro diverso: ma nel mezzo c´è il presente, e l´ammissione disperata rappresentata da una bandiera issata a rovescio che mai come oggi abbiamo bisogno di aiuto, come Occidente prima ancora che come americani.
Diretto guardando al cinema classico (difficile non pensare, pur nella diversità  di temi, all´ Eastwood che non a caso ha creato con Haggis una solidissima e onorata partnership), sceneggiato in punta di penna e recitato in modo impeccabile da un terzetto di attori in stato di grazia (sfido chiunque a non farsi venire i brividi di fonte alla faccia devastata di Jones che ascolta la confessione dell´assassino o alla Sarandon davanti al cadavere di Mike), Nella valle di Elah non sarà  forse un capolavoro.Troppo hollywoodiano, ha detto qualcuno (e ci può stare, ma nel senso migliore della Hollywood che sapeva coniugare spettacolo e messaggio): troppo pulitino (anche se piacerebbe capire in che senso) per qualcun altro. Se devo per forza indicare un difetto, lo troverei semmai in una regia un po’ troppo al servizio della sceneggiatura, con qualche evitabile prolissità  (il sottofinale) e qualche sottolineatura strutturale di troppo. Ma, con tutto questo, un film necessario: di questi tempi la cosa è se possibile anche più importante.

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