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Lascia perdere, Johnny!

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 29-11-2007

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lasciaperdere Lascia perdere, Johnny!Il sogno del diciottenne casertano Faustino Ciaramella è diventare musicista. La madre, vedova da poco, lo incoraggia sorridente, e il giovane si arrangia come chitarrista nella sgangherata orchestra di un maestro dal passato glorioso, ora riciclatosi come bidello. Un losco impresario, Raffaele Niro, gli procura un ingaggio con il milanese Augusto Riverberi, in tournee in Campania per l´estate con il suo gruppo. Si scoprirà  poi che l´orchestra di Riverberi non esiste, e viene sostituita da un nastro registrato e da un improvvisato trio: Riverberi al piano, Faustino alla chitarra e un malinconico crooner, Jerry Como, alla voce. Dopo qualche fortunato concerto, il gruppo si scioglie a causa delle truffe di Niro, che si è inventato concerti inesistenti in luoghi improbabili. Riverberi torna a Milano, e per Faustino si profila l´abbandono dei sogni e la partenza per un servizio militare improcrastinabile, data la sua situazione di disoccupato. Durante l´inverno la madre di Faustino chiama Riverberi (con cui ha imbastito una relazione platonica) e fa invitare a Milano il figlio, che parte pieno di entusiasmo ma si scontra con una realtà  fatta di nebbia, gelo e mancate promesse. Ma nonostante questo, rimane sempre per il giovane Faustino la possibilità  di sognare una vita migliore…

Non ci vuole molto a capire quanto tempo sia stato pensato e rimuginato da Fabrizio Bentivoglio questo esordio alla regia: ci sono dentro talmente tanta vita vissuta, talmente tanti racconti di strada (il soggetto, fra l´altro, è dichiaratamente ispirato ai “racconti fatti a tavola” da Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel con cui Bentivoglio ha collaborato negli anni ´90), che costituiscono quasi la summa poetica di una visione del mondo. Quello dei non vincenti, per intenderci, dei sognatori fino all´ultimo, di chi non si arrende alle difficoltà  di una vita che morde il cuore fino a farlo sanguinare. E a questo proposito l´ambientazione negli anni ´70 è una delle scelte più convincenti del film; il decennio di transizione fra un´età  dell´oro ma ormai definitivamente tramontata (rappresentata, con gigantesca gigioneria, da un Toni Servillo, alias maestro Falasco, in stato di grazia) e un´età  del ferro, quella degli anni ´80, volgari e concorrenziali, è un´epoca tutto sommato ancora ingenua e spensierata, e il punto di vista scelto da Bentivoglio, cioè quello di un giovanissimo sognatore di provincia (l’esordiente ed efficacissimo Antimo Merolillo), avvalora questa tesi: il film è lontano dai fatti tragici della seconda metà  dei ´70, dal terrorismo, dalle stragi, e preferisce narrare una storia attraverso gli occhi tondi e scuri di chi è capace di mischiare i sogni con la realtà  con la necessaria naturalezza di un innocente parvenu. Coerentemente a ciò, la pellicola è priva di personaggi completamente negativi: a partire, ovviamente, dalla madre (una solare Lina Sastri), dolce e gentile punto di riferimento, per passare attraverso la parrucchiera Annamaria (una convincente Valeria Golino), oggetto dei primi turbamenti sessuali, e il tenero Jerry Como (un Peppe Servillo con parrucca) che canta confidenzialmente ma pensa alla moglie e al figlioletto ignari dei suoi falimenti, fino a giungere allo stesso maestro Riverberi (interpretato, con commovente coinvolgimento, dallo stesso Bentivoglio), sorta di padre putativo burbero ma generoso, capace di dare appuntamenti che non rispetta ma anche soprannomi amorevoli (suo è il nomignolo “Johnny” con cui chiama di continuo il giovane Faustino) e incoraggiamenti teneri (da incorniciare la scena in cui, sotto un potente acquazzone, Riverberi e Faustino continuano a suonare, e il maestro incorona con lo sguardo il ragazzo), per finire perfino con l´impresario Niro (un luciferino Ernesto Mathieux), piccolo truffatore sì ma dal cuore d´oro, che dona la sua Gibson Les Paul a Faustino e lo abbraccia in un impeto di inusitata dolcezza. Bentivoglio accarezza tutti i suoi personaggi con affetto e malinconica partecipazione, li mostra in cumuli di morbidissimi piani sequenza mentre dipanano le loro vicende di “beautiful losers” in una commedia che si nutre di malinconie felliniane, in cui la risata è strappata da un aneddoto tragicomico, e crea una sorta di romantico zoo che somiglia molto ai tavoli estivi dei bar di paese, dove si possono incontrare vecchi che discettano di un passato di gloria e giovani che vorrebbero partire ma sono ancorati lì dai loro errori o dalle loro nostalgie. Non sapremo come andrà  a finire al giovane Faustino, ma il suo dolce sorriso ci entra facilmente nel cuore, e speriamo possa nutrire i suoi sogni senza finire, famoso ma insoddisfatto, come il suo mentore Riverberi. Non sappiamo anche se Bentivoglio continuerà  a fare il regista oppure tornerà  a fare l´attore a tempo pieno; ma se anche questo film dovesse rimanere un´eccezione nella sua carriera, è di sicuro una felicissima sorpresa, lungamente meditata e per ciò stesso doppiamente riuscita.

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