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Lezioni di cioccolato

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 20-11-2007

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lezionidicioccolato Lezioni di cioccolatoMattia è un piccolo imprenditore edile perugino in cerca di clienti ricchi cui rifilare lavori di qualità  scadente a un prezzo abbordabile. Kamal è un manovale egiziano che lavora in uno dei cantieri di Mattia, e che a causa dell´inosservanza delle più elementari norme di sicurezza ha un grave incidente per cui resta ingessato per molto tempo. Mattia, per non farsi denunciare dall´egiziano, accetta di partecipare a suo nome a un selezionatissimo corso per maestri pasticceri, che Kamal avrebbe dovuto iniziare pochi giorni dopo e cui l´egiziano, che in patria aveva cominciato proprio come pasticcere, tiene molto per potersi emancipare aprendo un locale in Italia. La trasformazione anche fisica in Kamal porterà  Mattia a rivedere i suoi valori, e nonostante il corso sia sfiancante (soprattutto perché alternato al lavoro in cantiere per uno zotico farmacista locale, di cui Mattia ha bisogno per vivere) il giovane imprenditore lo porterà  a termine, grazie all´aiuto di Cecilia, un´affascinante corsista di Frascati, e dello stesso Kamal, di cui Mattia diventerà  amico.

E´ un buon momento questo per il cinema italiano; soprattutto per quello cosiddetto “di genere”, fatto di produzioni “piccole” e radicate nel territorio, di buon artigianato, di storie ben costruite, personaggi credibili, sottotesti presenti ma spesso esplicitati senza l´enfasi del messaggio a tutti i costi. Il successo notevole, e meritato, de La ragazza del lago e quelli, non disprezzabile e altrettanto meritati, dei nuovi film di Mazzacurati e Soldini ne sono un esempio. E ne è una piacevole conferma l´esordio nel lungometraggio di Claudio Cupellini (finora noto per produzioni televisive e per un episodio del discontinuo 4-4-2 prodotto da Virzì nel 2005). Grazie alla pesante, ma non invadente, operazione di product placement con la Perugina e all´appoggio produttivo di Cattleya e dell´Umbria Film Commission, Cupellini mostra con agilità  una vicenda la cui scontata esilità  viene ripagata da una freschezza narrativa rara nel panorama italiano. Il merito è della pimpante sceneggiatura di Fabio Bonifacci (noto ai più per gli script di E allora mambo, Tandem e del recente buon esordio di Davide Marengo, Notturno bus), capace di delineare una logica nella storia che, pur approdando a un ovvio lieto fine, evita le trappole della retorica e del piagnisteo narrativo, privilegiando il punto di vista dei personaggi, di cui sa tirare i fili con grande abilità  fino a una più che corretta conclusione corale; l´unico appunto che si può fare riguarda, invero, i personaggi di contorno, così essenziali normalmente per la perfetta riuscita di una commedia: pur avendo a disposizione ottimi caratteristi come Vito, Monica Scattini e Francesco Pannofino, le scene che li vedono protagonisti sono quelle meno riuscite, quasi una sorta di virata verso il comico tout court che stona con il tono leggero e non caricaturale della vicenda. Da sottolineare invece la sorprendente prova di Luca Argentero, per la prima volta protagonista assoluto, che regge tutto il film con un entusiasmo palpabile, la buona interpretazione di Violante Placido, un po´ più distante del solito dai suoi clichè bamboleggianti (e d´altronde gli anni passano anche per lei…), e la presenza importante di Hassan Shapi, attore internazionale di razza ed ex cavaliere Jedi in La minaccia fantasma, che dona al “suo” Kamal una sorta di esotica cialtroneria del tutto coinvolgente.
Con un tocco leggiadro, questa pellicola sa anche parlare di immigrazione, integrazione e lavoro nero senza manierismi d´accatto o pesantezze inutili, riuscendo nel difficile intento di accontentare diversi tipi di pubblico attraverso un messaggio univoco. Che è poi il grande lascito della commedia all´italiana di antica memoria.
Sia chiaro, non siamo di fronte alla riedizione di un Risi o di un Monicelli d´annata: sarebbe un insulto verso i padri nobili del nostro cinema, e un´ingenerosità  verso Cupellini che non crediamo avesse questi intenti così elevati. Ma di questi tempi trovare un film che rispetti i canoni e le convenzioni narrative e stilistiche, senza essere volgare o inguardabile, ed anzi inviando un messaggio di positività  e di speranza, ci sembra un piccolo miracolo. E che questa accada in Italia, ci riempie di ottimismo.
Un film da vedere, per una spensieratezza intelligente. Con i dovuti benefici d´inventario, s´intende.

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