In evidenza

Francesca

Francesca è una giovane maestra d´asilo che sogna di emigrare in Italia. Pronta ad affrontare ogni ostacolo, riesce a raggranellare i soldi per il viaggio, ma parte preoccupata per lo strano comportamento del fidanzato Mita (che dovrebbe raggiungerla in Italia di lì a qualche mese), implicato in affari...

Continua a leggere...

Factory girl

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 20-11-2007

Tag:, , , , , , , ,

0

factory girl Factory girlNel 1965 Edie Sedgwick, splendida rampolla di una ricchissima famiglia californiana di sangue blu, lascia il college nel Massachussetts e si trasferisce a Manhattan. Qui, dopo aver esordito come modella, entra in contatto con la Factory di Andy Warhol: la sua vita cambia completamente, e Edie diviene in pochi giorni la musa ispiratrice dei lavori cinematografici di Warhol e l´instancabile epicentro dei party a-la-page, dei salotti bohemien e delle riviste di moda. L´incontro casuale con un impegnato e pragmatico divo del rock (Bob Dylan?) la pone all´improvviso a un bivio: da una parte le follie sempre più incontrollate ma pur sempre eccitanti della Factory, dall´altra la realtà  di una relazione vissuta all´ombra di un uomo famoso. Non sapendo decidere, Edie viene alla fine mollata da entrambi, ed entra nella spirale autodistruttiva della depressione e della droga. Senza più un soldo (il padre, che la stuprò in gioventù, non approva la condotta dissoluta della figlia), va a vivere al Chelsea Hotel, luogo di perdizione per artisti squattrinati, e poi ritorna in California per la disintossicazione. Quando sembra sulla via della guarigione, Edie muore per un´overdose, nel 1971, a soli 28 anni.

Non è molto nota in Italia la figura di Edie Sedgwick; almeno non quanto quella di Warhol, sopravvissuto agli eccessi da lui creati e trasformatosi lui stesso, con l´andar del tempo, nella rappresentazione vivente delle immagini che riproduceva. Negli States, invece, la Sedgwick è da sempre un´icona di stile, al pari quasi della Hepburn di Colazione da Tiffany (non a caso citato spesso nel film): anticipatrice di tendenze, modella sensuale e bellissima, conturbante compendio di dolcezza e sensualità , di forza e fragilità , ha fatto da maestra a decine di epigone. Decidere di portare la sua vita dissoluta su pellicola è già  quindi, di per se stesso, una scommessa difficile da vincere. Se poi si decide di dare la direzione a George Hickenlooper, un regista noto solo per Viaggio all´inferno (documentario sulla lavorazione di Apocalypse now) e per L´ultimo gigolo (scipito thriller del 2002 con Andy Garcia e Mick Jagger), e la parte di protagonista a un´attrice come Sienna Miller, di qualità  non eccelsa e famosa soprattutto per la sua vita mondana più che per i suoi non esaltanti film, la scommessa diventa un notevole azzardo.
Dopo 91 minuti di film possiamo dire che la scommessa, almeno in buona parte, è vinta.
Sienna Miller si cala nella parte con una generosità  incredibile, recitando con un ardore encomiabile fino a divenire tutt´uno con l´instabilità  psicologica di Edie e il suo ruolo di timida maestra di stile, facendosi aiutare nell´immedesimazione dal ruolo di icona pop che, si parva licet, le viene riconosciuto dalle riviste di gossip odierne, e soprattutto dalla straordinaria mimesi di Guy Pierce nel ruolo di Warhol, e dall´onesta (ma invero non altrettanto intensa) interpretazione di Hayden Christensen in quello della rockstar.
Hickenlooper sceglie di rappresentare il 1965 newyorkese con immagini sghembe, macchine traballanti, una fotografia sgranata e spesso poco nitida, per meglio far risaltare la creatività  arruffona e spesso sopravvalutata dei membri della Factory e la povertà  dei mezzi espressivi utilizzati assurta a pietra angolare della loro arte. Ne esce un ritratto asciutto e spietato di un mondo dedito non tanto (o non solo) al vizio quanto alla più sottile forma di ricattatorio culto della personalità , una sorta di barocco ‘700 pre-rivoluzionario alla Relazioni pericolose, dove c´è chi detta le regole e decide vita o morte dei partecipanti, e chi casca in un baratro di mondanità  meschina con ingenua voluttà . Un mondo maschilista nonostante la sua presunta emancipazione, reso in tutta la sua nitida crudeltà , e quindi non manierato o agiografico come spesso ci si aspetterebbe da film biografici che narrano vicende accadute a così pochi anni di distanza. Un mondo, infine, dove non ci sono vincitori ma solo vinti, e dove l´identificazione in un personaggio positivo è pressocchè impossibile, e ciononostante presentato senza un approccio moralistico, ma piuttosto con una dose di nostalgica inquietudine, come un tuffo in un passato irripetibile fatto di eccessi ma anche di volontà  irrefrenabili ed eccitazione quotidiana.
La sceneggiatura, frutto di un biennio di ricerche sul campo, è discretamente rigorosa nonostante le dovute forzature alla realtà  per la creazione di una storia che non fosse meramente documentaristica, ma a volte si lascia andare a eccessi non richiesti (la figura della madre di Warhol, le confessioni al prete, la presenza non necessaria dei Velvet Underground e di Nico), e traballa enormemente in un finale con poco nerbo, stranamente gettato via dopo un´ora e mezza di grande intensità , per crollare in titoli di coda che, insensatamente, mostrano spezzoni di interviste ai sopravvissuti del periodo alternati a fotografie della vera Edie Sedgwick.
Un film non certo sub specie aeternitatis, dunque, ma comunque asciutto, onesto e cattivo al punto giusto. Per tutti e per nessuno, insomma, ma pur sempre consigliato.

VN:R_U [1.9.10_1130]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
VN:F [1.9.10_1130]
Rating: 0 (from 0 votes)

Write a comment

i migliori Annunci Escort e Trans d'Italia