Tideland – il mondo capovolto
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 05-11-2007
Tag:Alice, Burton, Carroll, Gilliam, immaginario, Tideland
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Dura la vita se sei una bambina di sette anni figlia di due musicisti rock strafatti nonostante un´età anagrafica che indurrebbe piuttosto al salutismo. Ancora più dura se tua madre muore di overdose e tuo padre, piuttosto che affrontare le noie che ne potrebbero derivare, decide di trasferirsi nella casa di famiglia da qualche parte nel Midwest. Se poi quest´ultimo fa in breve tempo la stessa fine, lasciandoti sola e senza cibo nel mezzo del nulla, la situazione si fa veramente critica. Ma non è detto che non ci sia una qualche soluzione. Puoi sempre metterti a parlare con le teste delle tue bambole infilate sulle dita. O trovare una vicina vestita totalmente di nero che copre un occhio menomato con un velo da apicoltore. O conoscere il di lei fratello, epilettico di un´età mentale non troppo lontana dalla tua. Per Jeliza – Rose, ragazzina sveglia ma portata a sognare come qualunque coetaneo, comincia così un fantastico viaggio in una sorta di Paese delle Meraviglie dove quanto sembrerebbe macabro o grottesco assume i contorni di una fiaba…
Tideland, ultima fatica di Terry Gilliam, esce a due anni di distanza dalla sua presentazione al Festival di San Sebastian, dove vinse un contestato premio della critica internazionale. In mezzo, poco o niente: incassi miserrimi e giudizi per lo più negativi quando non stroncatori. Destino che sembra avviato a ripetersi anche in Italia, visto che a Milano esce in unica copia in un cineplex pronto a sostituirlo alla prima occasione utile. Sommessamente – e ben conscio che qui parla il fan più del supposto critico – mi ritrovo a difenderlo.
Intendiamoci, non siamo affatto di fronte a una pellicola perfetta. La durata di due ore, per una trama in cui succede davvero poco e niente, è francamente eccessiva: e lo scioglimento sbrigativo e paradossalmente affrettato rispetto al metraggio dà più l´idea di una improvvisa mancanza di denaro che di una chiusa meditata. Ma, intanto, abbiamo assistito a una delle più perturbanti discese nel gotico americano da molto tempo a questa parte. Si potrebbe pensare a Tim Burton, e in effetti non pochi episodi sembrano riportare al geniaccio di Big Fish o di La Fabbrica di cioccolato: con la differenza decisiva che, ormai da tempo, Gilliam non è un regista da grandi incassi. E allora può permettersi di osare qualcosa di più del collega. Introducendo elementi come pedofilia e necrofilia – veri tabù dell´immaginario non solo americano – senza scadere nel triviale o nell´ horror, anzi semmai mantenendo un´aria di meraviglia infantile. Suggerendo una natura umana malata che contrasta apertamente con la placida maestosità della natura circostante. E, soprattutto, intuendo se non proprio dimostrando il cuore nero che sta alla base di ogni favola, anche di quelle considerate più innocenti come l´Alice nel paese delle meraviglie cui evidentemente rimanda con tanto di caduta nel cunicolo e presentazione di un´orrenda Regina Rossa. Ricco di rimandi letterari e meta – cinematografici, girato come sempre benissimo e quasi corteggiando la sua pratica assenza di sceneggiatura, Tideland non è decisamente un film per tutti: e chi lo trovasse odioso o semplicemente noioso sarebbe giustificato. Personalmente però lo amo, e ne consiglio la visione: in tempi di omologazione sempre più evidente chiunque provi a dare una scossa alla visione – anche se ci riesce solo in parte – è benvenuto. Se vi riesce, data la distribuzione assassina, da vedere: non foss´ altro per detestarlo. Destino che ormai spetta solo ai film di quei grandi cui Gilliam, nel suo percorso assolutamente erratico e pieno di cadute e resurrezioni, senz´altro appartiene. Scabro e imperfetto, certo. Ma almeno vitale.



…lo vedrò, non fosse altro per questa tua rece, Marco!
Ciao