Elizabeth – The Golden Age
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 05-11-2007
Tag:Cate-Blanchett, Clive-Owen, Elisabetta-I, Elizabeth, Geoffrey-Rush, Shekhar-Kapur, The-Golden-Age
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Elisabetta I Tudor siede sul trono d´Inghilterra, ma i pericoli che minacciano il suo regno sono molti. Tanto per cominciare, il fatto di essere nota come la “regina vergine” e, quindi, di non avere un erede, mentre Maria Stuarda, regina di Scozia, da molti è vista come legittima erede del trono perché prolifica e cattolica. Tra i difensori di quest´ultima c´è anche Filippo II, il cattolico re di Spagna sostenitore della Controriforma e della Santa Inquisizione, che proprio non può vedere la terra d´Albione sprofondare nell´eresia anglicana. Quest´ultimo, anzi, architetta un complotto che arriva fin nel seno della corte inglese per togliere di mezzo la scomoda ed eretica sovrana. Elisabetta può contare solo sulla sua ferrea volontà e su un manipolo di uomini a lei fedeli, tra i quali il fidato ministro Walsingham e il corsaro Walter Raleigh, che per lei ha fondato la colonia americana della Virginia, ma che, quando la sovrana – finalmente accesa da ardente interesse – lo avvicina, sembra preferirle la sua più intima dama di corte. Le trame della Storia si intrecciano fino a conflagrare nella battaglia navale del Canale della Manica, quando, nel 1588, gli Inglesi sconfissero l´Invincible Armada spagnola in uno scontro destinato a cambiare le sorti del mondo, poiché, grazie a quella vittoria, l´Inghilterra divenne una superpotenza economica e militare destinata a dominare le altre nazioni per i successivi tre secoli…
Ci sono voluti nove anni a Shekhar Kapur per portare sullo schermo il seguito del suo primo film internazionale che, all´epoca, aveva lanciato un´ancora poco conosciuta Cate Blanchett, Elizabeth. Quanti gliene sono serviti, appunto, per convincere l´attrice, nel frattempo divenuta una star, a calarsi nuovamente nei panni della regina più trasposta sullo schermo. Nel frattempo Kapur, regista indiano che ha saldo nel suo dna un uso spettacolare della macchina da presa, è passato per un´altra grande produzione internazionale che rileggeva con occhio moderno un classico del colonialismo cinematografico, Le quattro piume. Non solo, ma – e in questo simile al collega John Woo – si è lanciato, sotto l´etichetta della Virgin Comics, anche nella produzione di fumetti, ideando le trame, poi realizzate da altri, della serie di Snakewoman. Questo per dire che due rimangono i capisaldi che confermano la radice bollywoodiana di Kapur, quando si vede il suo nuovo film: il mezzo inteso come grande spettacolo e l´utilizzo dello stereotipo come in un fumetto.
Difatti, in un film che si prefigge il realismo storico ed è perfino fedele nella ricostruzione degli eventi, le parti più divertenti sono proprio quelle dove Kapur preme l´acceleratore sullo stereotipo e tratta la Storia come si fa in un fumettone popolare. Per cui abbiamo un Rhys Ifans congiurato che sembra la quintessenza di Torquemada, mentre Jordi Molla disegna un Filippo II da denuncia che sembra un maniaco represso sempre in arretrato di sfoghi. È invece proprio nelle parti che vorrebbero essere di grande cinema, quelle dove la ricostruzione realistica prevale sull´invenzione narrativa, che il film cede alla noia e allo sbadiglio.
Rimarrà il ricordo della suggestiva battaglia conclusiva con le navi in fiamme. Ma soprattutto lei, l´unica ragion d´essere della pellicola, Cate Blanchett, recentissima Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia per l´interpretazione mimetica di Bob Dylan in Io non sono qui e possibile candidata, se non vincitrice, all´Oscar: dopo un´ora e mezza costretta in abiti di corte e improbabili parrucche, a cavallo del suo destriero sulle bianche scogliere di Dover, la rossa chioma fiammante sciolta sulle spalle dell´armatura scintillante mentre arringa gli uomini del suo esercito, il suo ruolo suona come una rivincita su una parte che, di norma, al cinema è destinata al divo di turno con i bei bicipiti in mostra. Geoffrey Rush nei panni di Walsingham duetta con la Blanchett con rara alchimia. Clive Owen in quelli di Raleigh vorrebbe rifare Errol Flynn ma, a parere di chi scrive, l´attore continua a dare il meglio di sé in ruoli contemporanei. Stando così le cose non si ritiene necessaria una terza parte, quella degli ultimi anni del regno di Elisabetta, che comunque è data ormai per scontata. Sono aperte le scommesse su quanti anni ci metterà Kapur a realizzarla.
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