You, the living
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 25-10-2007
Tag:Andersson, Dixieland, Goethe, Ioseliani, Kaurismaki, You.-Living
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Un quartiere in una città del Nord Europa. Cinquanta scene con protagonisti che si rincorrono casualmente, dall´insegnante che ha litigato col marito per futili motivi alla donna che continua a dire di voler andarsene e torna sempre dal suo imbesuito e gentile naziskin fino allo psichiatra che denuncia tutto il suo disgusto per lavoro e pazienti. E, ancora, una ragazza innamorata di un coetaneo chitarrista, un barbiere vendicativo e un uomo d´affari convocato in una riunione funestata da un infarto del conferenziere. La vita, come insegnava già Lennon, è qualcosa che accade mentre sei impegnato in altri progetti. Ma vale la pena provare a viverla: visto che, come ricorda l´epigrafe di Goethe all´inizio del film o, più prosaicamente, il capolinea di un tram, la destinazione finale è il Lete. E la fine forse è prossima…
You, the living (titolo internazionale prescelto per rendere il più ostico svedese Du Levande) è stata una delle sorprese dello scorso festival di Cannes. Un po´ perché si tratta dell´opera di un regista decisamente parco – Roy Andersson, sei film in 37 anni ma almeno una candidatura all´Oscar per Songs from the second Floor – e un po´ per il piccolo trionfo che l´ ha accompagnato nella sezione Un Certain Regard, con tanto di premio alla sceneggiatura. E adesso si trova a concorrere come candidato per la Svezia al miglior film straniero per l´Oscar prossimo venturo. Riconoscimenti meritati? Si, assolutamente: e chiunque ami un cinema intelligente non dovrebbe, distribuzione permettendo – lasciarselo scappare. Intendiamoci, non siamo in presenza di un´opera nuovissima: ma almeno si tratta di una pellicola nutrita di tanto bel cinema precedente o contemporaneo, e di ottime letture. Che vanno dal monumentale La vita: istruzioni per l´uso di Perec a Goethe, dall´ironia glaciale di Kaurismaki all´umorismo svagato e paradossale di Ioseliani, non disdegnando passaggi per la satira e il grottesco non indegni di un Fassbinder o di un Bunuel. Con però, rispetto a sia pur così illustri precedenti, una cifra personale fatta di gentilezza e di pietà per i vivi (tanto per parafrasare) che affascina e qua e là commuove Nel vedere il confuso ma vitale agitarsi di persone comuni alle prese con le piccole o grandi contrarietà del vivere si avverte, pur nel minimalismo della costruzione (scene quasi tutte girate in studio, macchina fissa, fotografia dai colori saturi e virata al grigio), un´autentica partecipazione alle vite minime dei protagonisti: che sbagliano, si arrabattano, subiscono o perpetrano quasi senza accorgersene ma sempre con l´idea che una vita, per quanto non illustre, valga la pena di essere vissuta. Anche perché, come avverte il finale agghiacciante nella sua semplicità , la stessa può interrompersi da un momento all´altro: un bombardiere è in agguato per ciascuno di noi.
Lieve, aereo, contrappuntato da una apparentemente incongrua ma riuscitissima colonna sonora in stile Dixieland, You the living è il classico film destinato in prima battuta ai cinefili. Ma, anche se non vi ritenete tali, il consiglio è di vederlo se solo vi è possibile. Per divertirvi con intelligenza. Per pensare senza preoccupazioni. O infine per riconoscere, come afferma il regista citando L´Edda, che “L´uomo è la delizia dell´uomo”. Cosa di cui ci dimentichiamo spesso: vale la pena scomodarsi per qualcosa che prova a ricordarcelo.


