Quel treno per Yuma
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 21-10-2007
Tag:Bale, Crowe, Mangold, Prince, Treno, western, Yuma
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Arizona, negli anni della costruzione della ferrovia. Dan Evans è un ranchero invalido a causa di una ferita rimediata durante la Guerra di Secessione ed oppresso dai debiti, tanto da rischiare di dover restituire entro breve la sua terra all´avido affittuario che preferirebbe rivenderla alle compagnie ferroviarie. Ma quando il pericoloso fuorilegge Ben Wade, autore di un sanguinario assalto alla diligenza, viene catturato in un saloon, ecco spalancarsi per lui una via di fuga dalle preoccupazioni: accetterà di unirsi alla scorta che lo deve accompagnare a prendere il treno per il forte di Yuma per 200 dollari. Un buon modo per sanare le pendenze e riconquistare la stima della famiglia, particolarmente del figlio maggiore William, che lo disprezza per la sua apparente arrendevolezza. Ma la banda di Wade, capitanata dal terribile (e forse innamorato) Charlie Prince, è disposta a tutto pur di liberarlo. E così, mentre guardia e prigioniero cominciano a
capirsi e stimarsi, l´inevitabile showdown si avvicina…
Quel treno per Yuma, remake firmato James Mangold dell´omonimo film di Delmer Daves, è stato salutato oltreoceano da buoni incassi e da critiche quasi unanimemente entusiaste, tanto da far parlare di una possibile rinascita del genere dato per definitivamente morto con quella stupenda pietra tombale che fu Gli spietati di Eastwood. Ora, riconosciuto senza problemi o distinguo che siamo di fronte a un buon film, va però precisato che gli entusiasmi appaiono esagerati: e che probabilmente il western è davvero andato per sempre, permanendo – talvolta anche in modo convincente – a livello di codici linguistici ma avendo perso per sempre la sua forza contenutistica. Che consisteva, secondo le illuminanti parole di McLuhan, nell´assioma per cui dietro ogni pellicola classica del genere c´era il tema della “costruzione di una città ”, dei suoi codici morali, delle sue relazioni interpersonali e – perché no? – di classe. Esattamente quello che manca a questa pellicola. Che è figlia di temi personali – Mangold è qualcosa di più di un semplice mestierante, e non è difficile scorgere più di un rimando al suo titolo migliore Copland, non a caso bell´esempio di western moderno – ma anche, inevitabilmente, di una consapevolezza diversa. Tale per cui alla semplice morale della pellicola originaria (il bandito che finiva per piegarsi alla somma dei valori civili espressi dal contadino, accettando di salire sul treno salvo poi ricordare a mo´ di esorcismo di esser già fuggito da Yuma più di una volta) si sostituiscono una pletora di temi (il riscatto economico che va insieme a quello morale, in conflitto edipico col figlio maggiore, addirittura un accenno più che esplicito all´omosessualità nella figura di Prince assolutamente impensabile nel genere codificato) che spiegano fin troppo la parabola senza però conferirle forza. E anche i rimandi espliciti – un aiuto sceriffo che si chiama Fuller, la locomotiva che appare quasi come quella di C´era una volta il West – sanno più di citazione estemporanea che di autentica partecipazione. Rimane un bello spettacolo, con almeno due ottimi attori (Bale nella parte del contadino e Foster in quella del pistolero psicopatico innamorato del capobanda) e un divo che gigioneggia (Crowe, affascinante ma tanto programmaticamente maudit da risultare senz´altro il meno convincente del parterre), un bel senso del paesaggio come protagonista indiretto che sembra (questo sì) rimandare ai classici del genere e un´apprezzabile progressione narrativa. Solido e godibile, senza meno. Ma una ulteriore testimonianza – per quanto a contrariis – che il western non è più tra noi, e ben difficilmente tornerà .


