Recensione: Molto incinta
Alison lavora in una rete televisiva ed è sufficientemente bionda e carina da essere promossa: passaggio davanti alle telecamere e interviste ai vip dello spettacolo. Ben, invece, ebreo sovrappeso immigrato clandestino (dal Canada!), vive senz’arte né parte in una sorta di comune con altri fattoni come lui: unica loro attività, la costruzione di un sito che sia un autentico database di tutte le scene di nudo delle attrici di Hollywood – prima di accorgersi, dopo mesi di lavoro e alla vigilia del varo, che un sito simile esiste già: Mr. Skin! Alison esce con la sorella per festeggiare la promozione, finisce in discoteca, beve più del dovuto e qui incontra Ben. In circostanze normali i due apparterrebbero ad universi paralleli, ma complice l’alcol per Alison e l’eccitazione per Ben – che, a dirla tutta, nella sua vita storie di donne ne deve aver avute pochine –, finiscono per andare a letto e lanciarsi in un impetuoso amplesso. Il giorno dopo, un po’ schifata per la scelta fatta, Alison accompagna alla porta un grato Ben, che non crede ancora alla fortuna avuta. Finita lì? No, perché dopo qualche settimana la ragazza incomincia ad accusare nausee e a rigettare il cibo nel bel mezzo delle interviste ai vip. Test di gravidanza ed ovvia risposta: Alison è incinta. Quando Ben ne viene a conoscenza, la prima reazione è di panico, poi il giovane si rivela pronto a prendersi le sue responsabilità. Inizia così la fase in cui i due devono cominciare a conoscersi e vedere se sono compatibili, con gli ovvi contrasti – lui ebreo, lei wasp – e la sorella di lei, nevrotica e con un marito insicuro, apertamente ostile…
Judd Apatow (40 anni vergine) è considerato negli Stati Uniti il nuovo re della commedia. Molto vicino all’ultima generazione dei comici americani – quella dei Ben Stiller, Steve Carell, Will Ferrell… –, Apatow è una figura a tutto tondo del mondo dello showbiz: scrittore, regista e produttore. I suoi film hanno un budget medio ma riescono anche a quintuplicare i profitti – era già successo per il film precedente e la stessa cosa è avvenuta con questo Molto incinta (a proposito: complimenti ai titolisti italiani per come sono leggiadramente riusciti a tradurre l’originale Knocked Up). Di lui si dice che sia esperto in gag oltraggiose ed estreme, che sia carico di una cattiveria trash. Sarà, ma la sua ultima fatica ci è invece sembrata una mannaia sul collo a chi è favorevole all’aborto, un peana al “volemose bene” e alla bellezza dello status quo, un inno ad una finta diversità – che è poi integrazione – e che, proprio per questo, è destinata ad appianarsi. Insomma, se giusto poco tempo fa scrivevamo di una parte di Hollywood che si scopre “indipendente e incazzata con il sistema”, questo film (paradossalmente una commedia) è la parte che sicuramente piacerà al presidente Bush e a chi ha votato per lui.
C’è spazio anche per un percorso dove non vengono risparmiati, questa volta sì, battute fulminee e politicamente scorrette e momenti forti (certi particolari anatomici del parto), parentesi oniriche e paura della paternità (ma questo non si era già visto di recente – e in maniera più divertente – in Shrek III?), ma dove il particolare non inficia l’assunto del tutto.
Non è poi neanche la tesi del film a farne un’operina piatta piatta e anche un po’ noiosetta, quanto piuttosto la sua costruzione di commedia dove si parla molto – anzi, si parla sempre – e non succede mai niente. Fateci caso, ma dopo i primi venti minuti non c’è uno snodo che sia tale o un colpo di scena che sia uno. Tutto procede in maniera semplicisticamente lineare, e questo, per una commedia americana, è un grave affronto. Si sente che il cinema di Apatow non fa più distinzioni tra cinema, televisione e stand up comedy. L’aspetto paratelevisivo, da serial, ce l’ha appiccicato addosso come le facce dei suoi interpreti: Katherine Heigl (Alison) giunge da Grey’s Anatomy, Seth Rogen (Ben) appartiene alla scuderia di Apatow, camei autoreferenziali di James Franco, Eva Longoria, Steve Carell…
Molto incinta sta un gradino più su delle commedie che ci è capitato di vedere dall’inizio di questa stagione cinematografica, ma conferma che il vivaio degli autori d’oltreoceano non è messo bene e gli stessi sono un po’ spompati (se anche Alexander Payne – Sideways – non ha saputo che sfornare un filmetto come Vi dichiaro marito e marito). Per quanto riguarda le lodi indirizzate ad Apatow, ci viene in mente quello che si diceva dei fratelli Farrelly, acclamati come rinnovatori della commedia americana. Poi, dopo una manciata di titoli, i Farrelly hanno cominciato a mostrare il fiato corto e a perdersi per strada. Prevediamo che lo stesso succederà anche ad Apatow, che ci sembra più il nome di punta del momento spinto dal sistema piuttosto che un nuovo talento.
Per gli amanti delle curiosità e del circo. Nella parte a Las Vegas, una bella sequenza onirica è supportata da alcuni estratti di Mystère, una produzione del Cirque du Soleil concepita proprio per gli alberghi della mecca del gioco nel deserto.
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