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Recensione: La giusta distanza

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 19-10-2007

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la giusta distanza Recensione: La giusta distanzaA Concadalbero, minuscolo paesino alle foci del Po, arriva Mara, una giovane e avvenente maestra che sostituisce l´anziana insegnante del posto, ormai incapace di intendere e di volere. La nuova maestra, toscana di origine e con un futuro già  pianificato in una onlus in Brasile, si stabilisce in una casa isolata ai margini del paese, e ha pochi contatti con gli abitanti; fra loro, si distinguono Amos, un tabaccaio ricco e strafottente che si è sposato con una procace rumena conosciuta via chat, Guido, un giovane autista di pullman, il giovanissimo Giovanni, orfano di madre da un anno, genio del computer e con il sogno (già  in parte realizzato) di diventare giornalista, e Hassan, un meccanico tunisino, ben inserito nella realtà  sociale, con cui Mara inizia una relazione. All´improvviso la onlus brasiliana richiede quasi immediatamente la presenza di Mara: la giovane decide di seguire il suo sogno, ma Hassan non sembra prendere bene la notizia. La mattina della partenza, Mara viene trovata uccisa: i sospetti cadono subito sul tunisino, che viene imprigionato e condannato a 15 anni di carcere con un processo affrettato. Ma Giovanni non crede alla colpevolezza di Hassan, e, dopo essere diventato giornalista presso un quotidiano di Padova, un paio d´anni dopo, a seguito di un fatto tragico, decide di riaprire l´inchiesta…

L´ultimo film davvero notevole di Mazzacurati, a nostra impressione, data quasi 15 anni, ed è Il toro, con cui il regista padovano vinse alcuni riconoscimenti a Venezia. Prima, un´onesta medietà . Poi, un vago e a volte pungente declino. E´ quindi con un certo sollievo che accogliamo questa nuova sua opera, che possiede molti pregi e qualche difetto. E sebbene i pregi siano soprattutto estetici e i difetti strutturali, e questo potrebbe far propendere il giudizio finale verso la mediocrità , la caratura dei primi crediamo possa soddisfare pienamente sia il pubblico sia la critica, e far dimenticare o quantomeno accantonare le cadute di tono durante la pellicola.
Ritornando nei luoghi dell´esordio cinematografico, avvenuto nel 1987 con Notte italiana, Mazzacurati confeziona una storia che ha il suo fulcro nella visione provinciale del diverso: è diversa Mara, troppo esuberante e individualista per un luogo immobile come Concadalbero; è diverso Franco, il tecnico del telefono che racconta mille storie e sembra vivere in solitudine; diventa diverso anche Hassan, anche se fino a quel momento tutti lo rispettavano, quando bisogna cercare un colpevole. In questo, il film è simile a quel La ragazza del lago che è già  diventato un piccolo caso in questo inizio stagione; ciò che lo differenzia, in negativo, è l´insistenza con cui, a livello narrativo, si cercano le motivazioni dei personaggi, e un certo piglio caricaturale nella loro descrizione e nei dialoghi. Il manicheismo di fondo che caratterizza il film non gli giova, ma per fortuna a far pendere la bilancia verso un giudizio favorevole c´è la capacità  di Mazzacurati di cercare e trovare inquadrature toccanti, primi piani mai banali, luoghi simbolo di una provincia che si crede beata ed è più degradata della prigione dove fa finire il presunto colpevole, e soprattutto volti utili al racconto e non alle copertine delle riviste patinate. Il tunisino Ahmed Hafiene dona umanità  al fiero Hassan, e l´imberbe Giovanni Capovilla porta freschezza con il suo esordio cinematografico, mentre Giuseppe Battiston, Ivano Marescotti (un gradito ritorno, dopo qualche anno) e Fabrizio Bentivoglio non gigioneggiano nei loro personaggi vagamente sopra le righe ma si introducono volentieri, con riuscitissimi cameo, nelle pieghe del racconto. Purtroppo a risultare stonata è proprio la protagonista: Valentina Lodovini, attrice con esperienze teatrali, all´esordio in un ruolo di primo piano dopo svariate parti secondarie in altre pellicole, pur impegnandosi non riesce a entrare nelle corde di un personaggio che è già  poco definito a livello di scrittura, e su cui sembra sia stato fatto ben poco lavoro di preparazione.
Il racconto si dipana comunque con una discreta precisione, nonostante qua e là  affiorino alcune ingenuità  narrative (perché solo al culmine dell´ultimo amplesso Mara chiede ad Hassan il motivo per cui lui la spiava? Com´è possibile che Hassan, ancorché infatuato, doni a Mara le chiavi dell´automobile che la moglie del tabaccaio vuole vendere, ben sapendo che lei non ha i soldi per pagarla?) e gli sceneggiatori facciano fatica a seguire tutti i sub-plot della pellicola: è raro vedere un film italiano che non sbrachi nel ridicolo quando ci sono di mezzo temi di un certo spessore, e il fatto che Mazzacurati sia riuscito a evitarlo è certamente un pregio. La delicatezza del film fa uscire dal cinema con un´emozione in corpo che rimane per un certo tempo, mentre la confezione volutamente dimessa ci fa invece temere che si tratti di una pellicola facilmente dimenticabile.
Forse un po´ di coraggio o di cattiveria in più non avrebbero guastato, ma sarebbe stato chiedere troppo. Accontentarsi, in questo caso, oltre che un dovere è anche un discreto piacere.

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