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Recensione: Stardust

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 18-10-2007

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stardust Recensione: StardustTristan, giovane piuttosto inetto di un piccolo villaggio inglese, ama disperatamente Victoria, la quale, non ricambiandolo assolutamente, in tono canzonatorio gli comunica che lo terrà  in considerazione solo se egli le porterà  una stella cadente. Combinazione vuole che la stella sia caduta proprio in quei giorni, ma per raggiungerla Tristan dovrà  attraversare il muro che divide la sua realtà  da quella di un universo sovrannaturale che esiste al di là  di esso. Il giovane, però, non sa che la stella porta con sé anche una pietra preziosa molto ricercata sia dai figli del re, che grazie ad essa potrebbero succedergli al trono – e che per averla non esitano a farsi fuori l´un l´altro – sia dalla strega malvagia Lamia, che con essa otterrebbe l´eterna giovinezza. Tristan scopre così che, giunta sulla terra, la stella ha assunto le fattezze di una bella ragazza in pericolo di vita, Yvaine, per la quale egli si batterà  intraprendendo un percorso di formazione che lo condurrà  a scoprirsi sempre più innamorato della giovane. Le doti che lo faranno riuscire nell´impresa le dovrà  a un peculiare pirata dell´aria amante delle dolci tendenze e ai suoi misteriosi natali, poiché già  il padre, da giovane, aveva intrapreso a sua volta l´attraversata del muro…

Confessiamo di non conoscere la graphic novel di Neil Gaiman da cui Matthew Vaughn, regista, e Jane Goldman, sceneggiatrice, hanno tratto questo Stardust. Però conosciamo la saga forse più celebre dello scrittore americano, Sandman, che è un capolavoro per impaginazione, segno grafico rimandi shakespeariani e atmosfere oniriche. Perciò non possiamo non nascondere la nostra delusione quando ci siamo trovati di fronte a un prodotto che è doppiamente fuori tempo. Non so se sia imputabile al fatto che non abbiamo più l´età  per farci stupire da simili quisquilie, ma il film di Vaughn, in primo luogo, avrebbe trovato forse una più logica collocazione se fosse stato distribuito a ridosso del periodo natalizio, e, in secondo luogo, è già  tutto “consumato” nella fantasmagoria del suo universo e dei suoi effetti speciali digitali già  stati visti in decine e decine di film simili. Da Legend a Labirynth, da Ladyhawke a La storia infinita, dai più recenti Signore degli anelli alla saga di Harry Potter, passando per Le cronache di Narnia ed Eragon, il fantasy è sempre più un genere da saccheggiare sugli scaffali delle biblioteche e travasare al cinema possibilmente in forma di trilogia elevata alla enne. Il vertiginoso progresso degli effetti speciali non può che agevolare rendere visibile il fantastico, ed è così che si finisce per sfornare un “classico” come Stardust, con le sue navi volanti e le streghe cattive, con effetti CGI già  “vecchi” perché richiamano sempre qualcosa di già  visto, senza verve, con un umorismo scarsino e una progressione lineare da far paura.
Ripeto, magari a chi non ha ancora superato la soglia dei dieci anni un prodotto come questo può anche bastare. Ma gli scarsi risultati che ha riscontrato al botteghino negli Stati Uniti similmente a quelli dei film che lo hanno preceduto, dimostrano che la moda sta già  incominciando a stancare, castigando quelli che si buttano sull´affare sperando sempre in un nuovo fenomeno “Signore degli anelli”.

Non aiuta nemmeno il parco attoriale. Se Charlie Cox (Tristan), giovane attore in ascesa, può anche risultare simpatico, Claire Danes (Yvaine) continua a sembrarci una sciacquetta. Si sente lontano un miglio che i ruoli di Robert De Niro e Michelle Pfeiffer (gradito ritorno, con Hairspray, ma l´unico momento che fa guizzare è quello in cui – lei quasi cinquantenne – si specchia nuda… e ne vale la pena) sono stati scelti puramente per motivi alimentari. Il resto – Peter O´Toole, Rupert Everett, Sienna Miller – è puro contorno.

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