16. Ottobre 2007

Recensione: Waitress

Jenna prepara una delle sue squisite torteCameriera in una tavola calda del profondo sud statunitense, Jenna è inequivocabilmente scontenta della sua situazione: impiego mediocre e moglie dimessa di un uomo gretto e brutale. Ne è talmente amareggiata che, quando il ginecologo le conferma di essere in attesa di una bambina, entra in crisi e rifiuta totalmente l’idea della gravidanza. Jenna ha però, fortunatamente, un dono innato, tramandatole dalla madre: quello di saper creare torte ineguagliabili (le famose pies americane), grazie alle quali lei esprime i suoi stati d’animo reconditi prendendosi una rivincita sulla realtà, e che fregia di nomi curiosi come “Non voglio un figlio da Earl” e altre bizzarrie simili. Un momento di emancipazione sembra innescarsi quando Jenna intreccia una relazione extraconiugale proprio con il ginecologo, giovane medico impacciato agli antipodi rispetto al marito Earl. Poi però, quando le imposizioni della tradizione premono per prevalere, si intromette in extremis l’anziano, burbero proprietario del diner nel quale la donna lavora, e per lei e la sua creatura è forse l’inizio di una nuova vita…

Se vi è piaciuta Una mamma per amica e amate mangiare dolci nonché, prima, vederli alchemicamente prendere forma, Waitress è il film che fa per voi. Mentre in televisione approda la settima serie delle ragazze Gilmore, al cinema si fa strada un personaggio che per molti versi può ricordare una giovane Lorelai, quando ancora in pancia ha la piccola Rory, sta divorziando dal marito e la passione della ristorazione in proprio va prendendo forma (anche l’attrice che interpreta Jenna, Keri Russell, fisicamente può ricordare Lauren Graham). Il riferimento non è puramente gratuito, in quanto il respiro e l’atmosfera che la pellicola si porta dietro è quella di un pilot televisivo, con la sua provincia americana, i suoi personaggi facilmente riconoscibili, i punti di vista e le prospettive chiaramente condivisibili.

Se comunque la regia non è il punto di forza di questa commedia, ci sono altri aspetti che ce la fanno apprezzare e la mettono in risalto rispetto alla mediocre produzione di commedie americane che hanno inaugurato questo inizio di stagione cinematografica: come, ad esempio, l’amarezza che si nasconde dietro l’ironia, o lo sguardo femminile che riesce a darci una prospettiva “altra” (almeno per chi è maschio) su come l’altra metà del cielo vede il regolare, noioso trascorrere dei “migliori anni” della nostra vita. È quindi sul piano del testo che il film si fa interessante. Waitress, zitto zitto, con placida tranquillità, dimostra il crollo dell’utopia femminista non dico dell’uguaglianza fra maschio e femmina, ma anche soltanto della possibilità di una pacifica convivenza tra i due sessi. In questo squarcio di nuovo millennio, dove l’imbarbarimento della civiltà dello spettacolo e della mercificazione del corpo hanno ridotto la dimensione femminile a pura scopofilia e, al pari di qualsiasi fondamentalismo, a dominazione e possesso (si vedano nella cronaca nera quante sono sempre di più le donne vittime di omicidi), l’unica soluzione per la donna è quella di isolarsi e di trovare una propria identità nella trasmissione di madre in figlia di una tradizione tipicamente matriarcale.

Il finale si permette perfino una citazione chapliniana, con madre e figlia che si avviano lungo una metaforica strada che si perde prospetticamente all’infinito. Agghiacciante pensare che la neomamma Adrienne Shelly, la regista che nel film si è riservata la parte della svampita collega di Jenna, quasi come una prova del nove di quanto veniamo scrivendo, ha trovato la morte assassinata da un giovane operaio in seguito a un futile diverbio scoppiato a causa di rumori condominiali molesti. La Shelly non ha fatto in tempo a vedere in sala il suo testamento, e siamo sicuri che nemmeno lei si rendesse conto di quanto il suo film rappresenti la quadratura del cerchio.

2 Commenti

1. eva scrive il 19 Ottobre 2007 alle 18:36

ora faccio quella maniaca che puntualizza: Lorelai Gilmore non si è ancora sposata.
L’ordine è ristabilito, vado a vedere Waitress

2. Tullio Di Francesco scrive il 20 Ottobre 2007 alle 00:35

Contenta? L’ultima puntata della serie trasmessa in tivù ha colmato il gap. E se tanto mi dà tanto, l’ha pure fatto con l’uomo sbagliato (proprio come Jenna!!!)

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