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Recensione: Espiazione

Posted by Sara Sagrati | Posted in Cinema | Posted on 23-09-2007

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espiazione Recensione: EspiazioneInghilterra, estate 1935. La ricca famiglia Tallis vive in uan grande casa di campagna con parco e servitù. Nella serata del ritorno a casa del primogenito, le due sorelle si preparano a festeggiare degnamente l’evento. La giovane Briony, 13 anni, talentuosa scrittrice vuole mettere in scena una commedia usando come attori i giovani cugini ospiti della casa. L’universitaria Cecilia decora la casa con dei fiori e cerca di stare alla larga da Robbie, il figlio della governante. Robbie, diligente e studioso, ha la simpatia del Sig. Tallis che ha deciso di pagare per lui gli studi universitari. Cecilia e Robbie sono innamorati, ma lei non riesce ad ammetterlo nemmeno con se stessa a causa delle convenzioni sociali che vorrebbero i due separati per destino di nascita. I sentimenti sono però troppo forti e durante il pomeriggio avranno un incontro rivelatore. Dalla finestra Briony li vede equivoca la situazione pensando che Robbie abbia cercato di abusare di lei, convincendosi che Robbie sia un maniaco sessuale, finendo con l’accusarlo ingiustamente dell’aggressione avvenuta ai danni della giovane cugina. Quella bugia avrà  ripercussioni sulla vita di tutti: Cecile lascierà  la famiglia per stare vicino a Robbie mantenendosi facendo l’infermiera, Robbie finirà  in prigione e poi al fronte, mentre Briony dovrà  imparare a vivere con la sua colpa alla disperata ricerca di espiazione.

Ci sono certi film che partono svantaggiati: si sa già  che non piaceranno ancor prima di vederli. Si tratta di pregiudizi verso il regista, verso il genere o magari verso il tipo di operazione. Espiazione fa parte di questa categoria: una storia d’amore tragica ambientata a cavallo della Seconda Guerra Mondiale tra una ricca signorina dell’alta società  inglese e il dotato figlio della governante. Se si aggiunge che la storia è tratta da un libro di culto di Ian McEwan e che il regista è lo stesso dell’ultimo adattamento di Orgoglio e Pregiudizio, non si può che temere di stare per assistere ad un film da museo. E invece no.
Espiazione, il libro, godeva di uno stile avvincente e unico, in cui salti temporali e mutamenti di punti di vista, portavano il lettore a non staccarsi dalle pagine per soffrire le stesse pene dei protagonisti ognuno dipinto attraverso le proprie verità  e le proprie esperienze. Lo sceneggiatore Christopher Hampton, nell’adattare la storia, non cade nella trappola dei salti temporali in avanti e indietro, ormai abusata nel cinema, ma predilige, soprattutto nella prima parte, la scelta di mostrare i diversi punti di vista. Cosa è accaduto daavvero vicino a quella fontana? Cecilia, Briony e Robbie vivono quello stesso momento a loro modo dando allo spettatore le coordinate per seguire lo sviluppo che quello stesso evento scatenerà  nelle vite di ognuno di loro. Così, senza neanche rendersene conto, la geometrica e pittorica regia del giovane Joe Wright, riesce a conquistare anche il giudice più severo finendo col commuovere anche i cuori più duri. Mentre sembra che si stia ammirando solo la perfezione degli ambienti, le impeccabili coreografie dei personaggi, non si può che non partecipare al dramma della piccola Briony che mente sapendo di mentire, fino al punto da sentirsi sollevati quando, da anziana, riuscirà  (forse) ad espiare la sua colpa.
Una scelta registica ben precisa che usa alternativamente movimenti e staticità , per sottolineare le condizioni e gli stati d’animo dei personaggi. I lunghi spostamenti della piccola Briony tra i seriosi corridoi della grande casa paterna sono una metafora del suo ingabbiamento, come se lei vivesse all’interno di un labirinto, che non è solo sociale, ma anche emotivo. Un preludio al suo destino da infermiera che continua a muoversi tra gli asettici corridoi di un ospedale, fino a quando, ormai scrittrice famosa, sarà  finalmente immobile, mentre parla di sè davanti ad una telecamera. Al contrario la sorella Cecile sembra parte di un tableau vivant. La sua vita si svolge all’interno di una cornice fino a quando non le verrà  portato via il suo amore. Perfetto anche il momento dell’abbandono ai sensi, in una delle scene più sensuali che si siano mai viste al cinema fatta di mani che si incrociano, luci soffuse, labbra che si cercano. Lussuria e dolcezza al tempo stesso. Poi la bugia irrompe, le convenzioni sociali del ricco verso il povero hanno la meglio e tutto si frantuma. Il quadro non c’è più, i colori cambiano e la guerra divide ancor di più i giovani amanti, creando due nuovi Romeo e Giulietta divisi, non dall’odio delle rispettive famiglie, ma dalle ipocrisie di una società  e dalla stupidità  della guerra.
Il pregiudizio era corretto, il film è patinato, freddo, distaccato. Eppure sa farsi strada astutamente entrando dagli occhi e arrivando giù, fino in fondo all’anima.

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