Libro della origine delli volgari proverbi
Posted by Marco Andrea Marcuccio | Posted in Libri | Posted on 12-09-2007
0
Ci sono alcuni libri che oltre al proprio intrinseco contenuto evocano, grazie a particolarissime ed a volte fortuite coincidenze storiche, più ampi significati ideali e simbolici. Questo è uno di quei casi. Le edizioni Spirali – infatti – riportano in questi giorni in libreria il Libro della origine delli volgari proverbi di Aloyse Cinthio de gli Fabritii, strappandolo all’ingrato destino di rimozione cui sembrava essere definitivamente destinato.
Ma partiamo dall’inizio: composto in anni di certosino lavoro da un medico letterato veneziano di nome Cinzio, stampato originariamente nel 1526, il volume fu immediatamante contrastato dai “benpensanti” locali (provocando la prima censura di un libro che si ricordi nella “Serenissima”), poi condannato dall’Inquisizione nel 1559 con il suo inserimento nell’Indice dei libri proibiti; così come d’usanza, le copie in circolazione in quel momento furono bruciate ed il volume non fu mai più riproposto. Le rarissime copie superstiti furono comunque sufficienti a censori e critici dei secoli successivi per alimentare la sua fama sinistra come “testo di alcun pregio”, “immorale” se non proprio “maledetto”.


Ora che qualche giorno è passato, si possono fare considerazioni sui premi distribuiti alla 64° Mostra del Cinema che si è conclusa sabato scorso che non siano improntate a catastrofismi o indignazioni a volte puerili; tali sono sembrate la polemica sterile innescata dal francese Kechiche, che ha ritenuto il Premio Speciale un riconoscimento modesto alla sua opera, accettato solo perché consegnatogli dalle mani della connazionale Breillat (gli vorremmo solo ricordare che anni fa Zhang Ymou accettò con gioia un “semplice” Leone d´Argento a La storia di Qiu Ju, così come, anche se un po´ più ironicamente, fece qualche anno dopo Kusturica con Gatto nero, gatto bianco, che avrebbe certo meritato maggior fortuna), e le levate di scudi di molta stampa contro il Leone d´Oro assegnato a Lust, caution di Ang Lee, e soprattutto contro la gestione di Muller, noto sinologo, che in 4 anni ha consegnato tre massimi premi ad autori di origine cinese (di cui due allo stesso, per l´appunto Ang Lee).