Recensione: It’s a free world… di Ken Loach - Venezia 64 - In concorso
di Davide Verazzani
Angie è una trentenne londinese, ragazza madre, funzionaria di una grossa agenzia di lavoro interinale attiva soprattutto nei confronti di lavoratori dell’Est Europa. Dopo un diverbio con alcuni capi, viene licenziata in tronco, e si trova a doversi ingegnare per trovare un nuovo lavoro ed evitare l’ennesimo scontro con i genitori, anziani e ancorati all’idea del posto fisso. Insieme a Rose, sua coinquilina e amica, apre una piccola agenzia di lavoro temporaneo, ubicata nel retro di un bar: inizialmente gli affari sembrano andare bene, anche perché le due ragazze decidono di svolgere il lavoro completamente “in nero” per non pagare tasse né contributi, e sembrano animate da una vera passione per le persone cui trovano lavoro; ma progressivamente Angie e Rose si devono scontrare con la realtà del lavoro interinale, colma di piccoli mafiosi senza scrupoli, difficoltà burocratiche e utili risicati: per stare a galla, è necessario infrangere sempre più leggi, fino ad affittare un appartamentino a dieci persone o falsificare documenti, e a riportare quindi Angie alla stessa situazione da cui si era allontanata all’inizio, ora nei panni di imprenditrice anziché di salariata…
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Per Shrek, tutt’altro che perfettamente integrato nel reame di Moltomoltolontano, si annuncia un periodo difficile. La malattia del suocero Harold lo costringe a fare da sostituto regale, con le ovvie (e disastrose) conseguenze. Quando poi il re ranocchio muore indicandolo come erede, la sua unica preoccupazione è quella di trovare Arthur - ultimo possibile sostituto in linea di successione - per convincerlo ad assumersi un ruolo per il quale non si sente assolutamente tagliato. Come se non bastasse, Fiona gli comunica che sta per diventare papà. E il Principe Azzurro, dopo la batosta subita nel secondo capitolo, è ben deciso ad allearsi con i protagonisti più malvagi delle favole per arrivare sul trono e vendicarsi dell’orco…