Recensione: Il buio nell’anima
di Davide Verazzani
Erica Bain, nota narratrice radiofonica newyorkese, titolare di una seguitissima trasmissione in cui intreccia racconti e storie della sua città, è in procinto di sposarsi. Una sera, passeggiando con il fidanzato per Central Park, viene aggredita da un gruppo di teppisti che si divertono a filmare il pestaggio con una telecamera: il fidanzato muore nell’agguato, lei rimane gravemente ferita e viva per miracolo. Una volta uscita dall’ospedale, Erica scopre che se esternamente è rimasta uguale, internamente tutto è mutato; i suoi racconti radiofonici si fanno più drammatici e macabri, e il terrore di camminare da sola la induce a comprarsi una pistola per proteggersi. Una notte Erica uccide un rapinatore in un drugstore isolato: è l’inizio di un’escalation di violenza, che il detective Sean Mercer, un uomo integerrimo, di sani valori democratici, fan di Erica (di cui ascolta sempre il programma) tenta di arginare con un’indagine a tutto campo, che lo porterà a conoscere Erica nella sua veste di giornalista; ma tutto cambia quando Mercer si rende conto che l’assassina che uccide nelle notti newyorkesi è proprio Erica…
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Inghilterra, estate 1935. La ricca famiglia Tallis vive in uan grande casa di campagna con parco e servitù. Nella serata del ritorno a casa del primogenito, le due sorelle si preparano a festeggiare degnamente l’evento. La giovane Briony, 13 anni, talentuosa scrittrice vuole mettere in scena una commedia usando come attori i giovani cugini ospiti della casa. L’universitaria Cecilia decora la casa con dei fiori e cerca di stare alla larga da Robbie, il figlio della governante. Robbie, diligente e studioso, ha la simpatia del Sig. Tallis che ha deciso di pagare per lui gli studi universitari. Cecilia e Robbie sono innamorati, ma lei non riesce ad ammetterlo nemmeno con se stessa a causa delle convenzioni sociali che vorrebbero i due separati per destino di nascita. I sentimenti sono però troppo forti e durante il pomeriggio avranno un incontro rivelatore. Dalla finestra Briony li vede equivoca la situazione pensando che Robbie abbia cercato di abusare di lei, convincendosi che Robbie sia un maniaco sessuale, finendo con l’accusarlo ingiustamente dell’aggressione avvenuta ai danni della giovane cugina. Quella bugia avrà ripercussioni sulla vita di tutti: Cecile lascierà la famiglia per stare vicino a Robbie mantenendosi facendo l’infermiera, Robbie finirà in prigione e poi al fronte, mentre Briony dovrà imparare a vivere con la sua colpa alla disperata ricerca di espiazione.
Una società multinazionale che fabbrica armi, la Palisade Defence, organizza un week-end fra i boschi dell’Ungheria per migliorare lo spirito di corpo di alcuni suoi dirigenti: un pullman dovrebbe portare una squadra di 7 dipendenti presso un lodge non lontano da Budapest, dove ad attenderli c’è il direttore generale. Ma qualcosa va storto: la strada è bloccata, l’autista del pullman si rifiuta di addentrarsi nel bosco per una via alternativa, e i sette devono arrangiarsi a piedi. Arrivano a una costruzione semi-abbandonata, e si fermano lì a passare la notte. Ma quella casa spettrale era stata usata un tempo per rinchiudere criminali di guerra o pazzi assassini, che ora, dopo la liberalizzazione delle frontiere dell’Est, sono liberi di scorrazzare nei boschi, e circondano i sette malcapitati aggredendoli proprio con le armi della Palisade (fornitrice dei regimi comunisti durante la guerra fredda). Non basteranno i giochi di team building a salvare i dirigenti, e neppure la scoperta del vero lodge, dove ad attenderli c’è il direttore generale, risolverà la situazione.
Baltimora 1962. Tracy Turnblad frequenta il liceo, vive con i genitori Edna, lavandaia taglia 60, e Wilbur, timido e saggio commerciante di scherzi, è una grande fan del programma televisivo locale The Corny Collins Show, in cui si ascolta musica e si balla, e ha una cotta per Link, star dello show e suo compagno di scuola. Nonostante la giovane Tracy sia sovrappeso e quindi emarginata dai suoi compagni, lei ha molta fiducia in se stessa e quando si aprono le audizioni per entrare nello show partecipa subito venendo scartata dalla perfida Velma Von Tussle, direttrice della stazione televisiva, bella, bionda, nonchè madre ambiziosa di Amber, la reginetta della trasmissione. Tracy non si perde d’animo e partecipa a un pomeriggio di ballo aperto al pubblico in cui il presentatore Corny Collins in persona nota il suo stile di danza all black, imparato nelle ore di punizione dai compagni di colore, e la porta nello show. La simpatia travolgente e lo stile di ballo sensuale e divertente fanno si che Tracy diventi la beniamina locale mandando su tutte le furie Velma Von Tassle, che sta creando la carriera della figlia e vede Tracy come una minaccia. Inoltre la simpatia di Tracy per i ragazzi di colore e la volontà di Corny Collins di mischiare i ballerini bianchi a quelli di colore, che hanno il loro “negro day”, porta la stazione tv a eliminare la parte black della trasmissione, generando così una manifestazione di protesta. Tracy e sua madre Edna, uniche bianche a sfilare con la popolazione di colore della città, verranno perseguitate ingiustamente fino a che, durante l’elezione di Miss Lacca, la latitante Tracy non riuscirà a entrare furtivamente in trasmissione mostrando a tutti che il futuro è bianco e nero.
Luca vive in Africa con la famiglia: un fratello e due sorelle a cui pare non legato, una madre, Jolanda, che vive di turbamenti, e un padre, Giovanni, famoso geologo, spesso assente per lavoro. E’ un bambino diverso dagli altri, sensibile, attratto dai suoni, e legatissimo ai genitori che a volte non lo capiscono. La madre Jolanda muore in un incidente stradale, forse provocato anche da Luca: il padre, distrutto dal dolore, divide i figli: due vanno a studiare a Londra, mentre Luca e Barbara vanno a Firenze. E’ qui che Luca, introverso e taciturno al limite dell’autismo, si diploma in pianoforte al Conservatorio, e sembra pronto per una brillante carriera come musicista classico; l’incontro con due giovani strumentisti lo fa però virare verso il jazz, di cui diventa un interprete sopraffino fino a suonare con il grande trombettista Chet Baker poco prima della sua tragica morte, e l’amore per una tenera barista, Cinzia, sembra riuscire a fargli vivere una vita normale. Ma i fantasmi del suo passato ritornano prepotenti, e lo trascinano verso gli abissi della follia, fino a un suicidio inevitabile, compiuto subito dopo aver composto il suo ultimo, struggente, brano al pianoforte.
Il romanzo è uscito nel 2006 con una piccola casa editrice di Messina (la GBM). A causa di una distribuzione limitata nelle librerie e della mia avversione nei confronti degli acquisti su Internet, ho potuto leggerlo con enorme ritardo. Ed è un peccato, perché Eraclito e il muro di Cinzia Pierangelini avrebbe tutte le carte in regola per entrare di diritto nelle librerie di tutti gli amanti dei buoni libri, dove per buon libro si intenda la combinazione tra buona storia e stile narrativo.
Nonno Simpson, illuminato dalla luce di Dio in chiesa, declama una profezia: una minaccia cielo, un essere dalla coda attorcigliata, sofferenze che sarebbero capitate, tra gli altri, anche a Marge e pronuncia una strana parola: E-PA, E-PA. La capelluta moglie di Homer rimane turbata, ma il resto della città guarda all’accaduto come ad un normale episodio senile e se ne infischia. Homer, addirittura, decide di adottare Spider-Pork, un maialino dalla coda attorcigliata, appunto. Contemporaneamente il Lago Springfield ha raggiunto i massimi livelli possibili di inquinamento e per evitare un disastro ecologico, sulla spinta delle pressioni di Lisa Simpson, viene recintato per non permettere altri scarichi abusivi. Ma Homer non può permettersi di arrivare tardi ad una distribuzione gratuita di ciambelle, e al posto che smaltire legalmente il silos degli escrementi di Spider-Pork facendo la coda alla discarica, deciderà di buttare i suoi rifiuti nel lago instaurando una reazione che trasforma l’acqua in un liquido dai poteri che modifica geneticamente gli animali. Preoccupato, il capo dell’EPA (Ente Protezione Ambientale), proporrà al Presidente degli Stati Uniti Arnold Swarzenegger alcune soluzioni per limitare i danni ambientali di Springfield. Swarzy, sceglie, senza neanche guardare, la proposta 3 che prevede la copertura della città con un’enorme cupola di vetro. I cittadini arrabbiati inizano una caccia alle streghe ai danni del responsabile Homer, il quale, trovata una via di fuga, convince Marge, Bart, Lisa e Maggie a trasferirsi con lui in Alaska per ricominciare una nuova vita. Ma Springfield sta per essere minacciata nuovamente dal capo dell’Epa e la famiglia Simpson diventerà l’unica speranza di una città isolata e cancellata dalle mappe e dalla memoria cittadina.
Sulle sponde di un lago friulano, ai brodi di una cittadina, viene rinvenuto il cadavere di Anna, una giovane donna annegata, presumibilmente uccisa e poi sistemata alla bell’e meglio a riva. Sull’omicidio indaga il commissario napoletano Giovanni Sanzio, trasferitosi lì con la figlia adolescente Francesca, con cui ha un rapporto difficile, per seguire le cure della moglie, affetta dall’Alzhaimer e degente in una struttura ospedaliera della zona. Il commissario, un uomo ruvido ma sensibile, si imbatte nel complicato mondo di Anna, fatto di dolcezza e dolore (la giovane aveva un cancro che l’avrebbe portata a morte sicura nel giro di un anno, e si sentiva responsabile della morte, avvenuta mesi prima, di un bimbo cui faceva la babysitter), di ricerca d’amore (da un fidanzato inadeguato nella sua semplicità al rapporto con il marito della coppia presso cui accudiva il bimbo) e di durezza e scontrosità (le corse solitarie, l’hockey su ghiaccio). Dopo un’indagine non priva di colpi di scena, l’assassino verrà consegnato alla giustizia, e Giovanni potrà provare a riappacificarsi con se stesso e la sua famiglia disgregata.
Ci sono alcuni libri che oltre al proprio intrinseco contenuto evocano, grazie a particolarissime ed a volte fortuite coincidenze storiche, più ampi significati ideali e simbolici. Questo è uno di quei casi. Le edizioni Spirali – infatti – riportano in questi giorni in libreria il Libro della origine delli volgari proverbi di Aloyse Cinthio de gli Fabritii, strappandolo all’ingrato destino di rimozione cui sembrava essere definitivamente destinato.
Ora che qualche giorno è passato, si possono fare considerazioni sui premi distribuiti alla 64° Mostra del Cinema che si è conclusa sabato scorso che non siano improntate a catastrofismi o indignazioni a volte puerili; tali sono sembrate la polemica sterile innescata dal francese Kechiche, che ha ritenuto il Premio Speciale un riconoscimento modesto alla sua opera, accettato solo perché consegnatogli dalle mani della connazionale Breillat (gli vorremmo solo ricordare che anni fa Zhang Ymou accettò con gioia un “semplice” Leone d’Argento a La storia di Qiu Ju, così come, anche se un po’ più ironicamente, fece qualche anno dopo Kusturica con Gatto nero, gatto bianco, che avrebbe certo meritato maggior fortuna), e le levate di scudi di molta stampa contro il Leone d’Oro assegnato a Lust, caution di Ang Lee, e soprattutto contro la gestione di Muller, noto sinologo, che in 4 anni ha consegnato tre massimi premi ad autori di origine cinese (di cui due allo stesso, per l’appunto Ang Lee).