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Recensione: Michael Clayton di Tony Gilroy – Venezia 64 – In concorso

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Venezia 2007 | Posted on 31-08-2007

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michael clayton Recensione: Michael Clayton di Tony Gilroy   Venezia 64   In concorsoMichael Clayton fa il “risolutore” per un grande studio legale americano che appalta cause per un fatturato di svariati milioni di dollari, vale a dire che, anche se non apprezza il suo lavoro e vorrebbe praticare in un´aula di tribunale, il suo talento naturale è quello di avere sempre una soluzione pronta per tutti i problemi che possono sorgere all´improvviso nel corso di una causa. Il più grosso problema che potesse mai aspettarsi gli capita quando…un loro brillante avvocato, Arthur Edens, incomincia a dare di matto e a schierarsi contro la U/North, una società  patrocinata dallo studio di Clayton che produce un diserbante cancerogeno ed è in causa con i proprietari dei campi sui quali è stato testato. Per Michael non è un buon momento: i debiti maturati con la sua passione per il gioco più quelli causati dal fratello alcolizzato lo stringono alle corde, ma Edens sta raccogliendo prove per inchiodare la multinazionale e i capi di Clayton – in particolare il capo dell´ufficio legale della U/North, Karen Crowder – pretendono che Edens venga neutralizzato. Poi, inaspettatamente, Edens muore di “morte naturale” e, qualche giorno dopo, lo stesso Clayton scampa per puro caso ad una bomba che gli fa saltare in aria la macchina. Chiaro che i grossi interessi in gioco hanno messo in moto spietati meccanismi gestiti da persone prive di scrupoli, ma riuscirà  Michael a sopravvivere alla rete del complotto e a incastrare i mandanti?…

Michael Clayton segna il debutto cinematografico di Tony Gilroy, sceneggiatore della recente trilogia spionistica sull´agente Bourne, ma autore anche delle sceneggiature di L´avvocato del diavolo, L´ultima eclisse, Rapimento e riscatto e coautore di film più o meno di cassetta come Bait e Armageddon. Se a prima vista può sembrare un carnet non certo esaltante, anticipiamo col dire che Gilroy, almeno a giudicare da questa prima prova, fa opera migliore quando usa la cinepresa di quando mette mano alla penna, e Michael Clayton, che non a caso figura nel concorso ufficiale, ha un passo e un ritmo superiore alle opere appena citate.

Il merito, è evidente, va condiviso con i “pezzi da novanta” che figurano nella produzione della pellicola: l´influsso dello stesso Clooney, che ricopre anche il ruolo del protagonista, e dell´amico Soderbergh con la loro Section Eight; dei registi Sydney Pollack, anche nella parte del capo-mentore di Michael, e Anthony Minghella, ha permesso la realizzazione di un thriller che ha un´anima autenticamente anni Settanta e che richiama i sospetti e le atmosfere sospese di I tre giorni del Condor, Tutti gli uomini del presidente, Perché un assassinio, e un´estetica raggelata sulle persone e i sentimenti che ne fanno, non a caso, un´opera vicina alle atmosfere del Soderbergh “serio” e capace di non sfigurare in un concorso internazionale. Attenzione a chi vi dice che il film è troppo lungo: le sue pause, i ritorni sui propri passi, gli stacchi ritardati sono una sintassi che qua è più che semplice funzionalità , ma è anche l´anima di una discesa nell´inconsistenza dei grandi sistemi economici messi in crisi dal classico granello nell´ingranaggio: l´individuo. E che qui ha la nemmeno eccessiva durata di 119 minuti.

Oltre ad un imbolsito (come richiesto dalla parte) Clooney, nei ruoli di contorno troviamo caratteristi di razza come il già  citato Pollack, Tom Wilkinson (Edens) e Tilda Swinton (Karen Crowder). Pensiamo di non sbagliarci dicendo che Clooney, per quanto bravo, con la sua recitazione sottotono non si porterà  a casa la Coppa Volpi, né che il film raccoglierà  difficilmente qualcuno dei premi principali. Però siamo anche sicuri che se ne riparlerà  in occasione della serata degli Oscar, dove un piccolo ruolo il film saprà  certamente ritagliarselo.

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