Sicko
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 24-08-2007
Tag:americana, Bowling-a-Columbine, Bush, Fahrenheit-9/11, Moore, sanità , Sicko
1
Gli Stati Uniti sono per definizione il paese del Sogno, della Democrazia, della Libertà e di molte altre maiuscole. Ma non sono esattamente il paradiso per chi è malato. Se avessimo dei dubbi in proposito ecco intervenire Michael Moore: che, dopo aver abbandonato la crociata contro Bush – che pure riappare con i consueti effetti non si sa se comici o devastanti – decide di dedicarsi all´analisi del sistema sanitario americano. Per concludere che si sta molto meglio altrove. E che l´unico luogo in tutto il territorio americano dove sia garantita un´eccellente e gratuita assistenza medica è la base di Guantanamo, dove ne beneficiano soprattutto i supposti terroristi lì rinchiusi…
Dopo il clamoroso successo di pubblico (e apparentemente di critica, vista la Palma d´Oro assegnatagli: ma sulla faccenda esprimemmo non poche riserve già all´epoca) di Fahrenheit 9/11, Michael Moore torna al cinema con Sicko, tutto dedicato a scavare nei guasti e nelle storture di un sistema sanitario quasi completamente privatizzato come quello degli States. Pellicola decisamente a rischio, se solo si considera il fatto – citato nel suo stesso svolgimento – che a Washington esistono quattro lobbisti farmaceutici per ogni deputato. Tanto da procurargli anche qualche grattacapo giudiziario non ancora del tutto risolto, visto che – particolare in apparenza risibile, nei fatti agghiacciante – pende contro il regista un´accusa per aver condotto un gruppo di malati reduci da Ground Zero a curarsi nella ostile nazione cubana. Ne valeva la pena? Il recensore direbbe di sì, se non altro perché Sicko è probabilmente la sua miglior opera.
Opera, non film, ché in fondo il regista di Flint ha poco del regista cinematografico anche rispetto al campo documentario in cui agisce. La sua sintassi e la sua idea di montaggio sono semmai prettamente televisive, di televisione bella e ben fatta ma pur sempre televisione. Il che a mio parere guastava il suo lavoro precedente, talmente livoroso e partigiano da indurre quasi – orrore – ad avere qualche simpatia per Bush Jr. Qui però, come nel bel Bowling a Columbine, si fa satira non di una persona ma di un sistema. Con risultati sicuramente migliori. Nel frattempo Moore si è affinato, lasciando parlare i fatti più che le tesi: ne esce un ritratto devastante del sistema sanitario americano – forse del sistema americano tout court – condotto però, se non proprio in punta di penna (crediamo che il nostro non ce la farà mai), almeno con poche sottolineature. Si lasciano parlare i fatti, e questo basta e avanza: scoprire che i “fortunati” statunitensi detentori di polizze assicurative sanitarie valgono alla prova dei fatti come e forse meno di qualunque homeless è pur sempre una riflessione salutare per chi decanta le magnifiche sorti e progressive dell´ Impero Americano. Il tutto condotto alternando risate (difficile resistere alla storia di chi, vittima di incidente stradale, si è visto rifiutare il rimborso di un autotrasporto in ambulanza in quanto “non precedentemente concordato”) a commozione (la bambina morta di arreso cardiaco in quanto portata in un ospedale pubblico che non potè intervenire causa niet dell´assicurazione della madre), indignazione e ironia. Ma senza mai calcare la mano, se mai interrogandosi – trovando purtroppo risposte ben circostanziate – su come sia cominciato il tutto e sul perché non abbia fine: da Nixon a Hillary Clinton la felicità è per pochi, del resto destinati con tutta probabilità – statistiche alla mano – a morire prima di qualunque disoccupato britannico o francese. Solo spendendo dei soldi in più, qualora se lo possano permettere. Certo, per andare sul sicuro non c´è contraddittorio (uno dei limiti più evidenti di tutto il suo cursus). E certe trovate – pur divertenti (l´elenco delle malattie non coperte da assicurazione che scorre come nei titoli di testa di Star Wars) – fan ridere ma dimostrano tutta la loro vocazione manipolatoria. Ma intanto si riflette e ci si indigna. E in più, per una volta, si chiude su una immagine puramente cinematografica: il regista che, memore dell´esperienza francese, si dirige verso la Casa Bianca con una cesta di bucato da fare vale più di una dichiarazione di intenti. E forse, visto il luogo, di indipendenza. Da vedere: di questi tempi se ne ha gran bisogno.



ciao Davide,
ho visto ieri il film, e proprio grazie alla tua recensione, sono riuscita a vedere il film con occhio più critico e attento. Condivido a pieno il tuo commento al film e credo proprio che Moore incappa in alcune cadute di stile nel volere forzare il coinvolgimento dello spettatore,esagerando con la facile retorica e con l’emotività volutamente indotta, scivolando spesso nel qualunquismo spicciolo o cadendo nel grottesco perché falsamente sarcastico,nella parte relativa a Guantanamo.
Personalmente ho provato forte sdegno anche verso quei medici, ora pentiti, che dimenticano completamente l’etica della loro preziosa professione….io avrei terminato il film ricordando a tutti il testo del giuramento di Ippocrate che tutti i medici prestano prima di iniziare la loro carriera professionale….perchè senza medici corrotti le assicurazioni poco potrebbero fare….
Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo,
GIURO:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
di affidare la mia reputazione esclusivamente alle mie capacità professionali ed alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità , condizione sociale e ideologia politica;
di prestare assistenza d’urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità , a disposizione dell’Autorità competente;
di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato.
Un saluto e al prossimo film:)
Monica