Recensione: Pathfinder – La leggenda del guerriero vichingo
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 24-08-2007
Tag:guerriero-vichingo, Karl-Urban, Marcus-Nispel, Pathfinder, Vichinghi
0
Lo chiamano Ghost, fantasma, per il colore pallido della sua pelle, ma non lo temono perché, nonostante l´incarnato, è uno di loro. Loro sono i nativi dell´America settentrionale, lui è un giovane vichingo, unico sopravvissuto di un insediamento e raccolto da un´indiana quand´era bambino. Ora è cresciuto, è diventato un guerriero che segue le leggi del suo popolo adottivo. Così, quando una nuova orda barbarica invade le terre degli indiani mettendo in pericolo la sopravvivenza della tribù, Ghost si schiererà naturalmente dalla parte dei suoi fratelli elettivi…
Spunto suggestivo, questo di Pathfinder, contaminare, cioè, l´epopea della tradizione barbarica con quello del folclore amerindio, partendo da un dato storico piuttosto probabile per quanto non ancora accettato da tutti – ossia che i Vichinghi, in epoca precolombiana, avessero già stabilito degli avamposti nei territori più a nord dell´America settentrionale. Spunto che sarebbe stato ghiotto anche per un geniaccio come Frank Miller (e ci torneremo sul perché proprio lui) che chissà quale strabiliante graphic novel ne avrebbe tratto, tra l´altro tutta farina del sacco dei realizzatori del film. Perché se è vero che Pathfinder deriva dal norvegese L´arciere di ghiaccio di Nils Gaup (ed è vero), lì la storia era ambientata tra i cacciatori lapponi e una masnada di misteriosi invasori. Ora, non conoscendo chi scrive l´originale ma prendendo per buono quello che dicono le banche dati Internet che lo classificano come un buon film, cresce lo sconforto nello spettatore nel constatare che, per l´ennesima volta, un annunciato blockbuster hollywoodiano che nasce cannibalizzando un´idea preesistente e messo in mano ad un semiesordiente genera un banalissimo polpettone.
Marcus Nispel, il regista, ha al suo attivo il remake americano di Non aprite quella porta e tanta tanta gavetta nel mondo della pubblicità … e si vede. La sceneggiatrice Laeta Kalogridis, giusto per non confondersi, arriva dalle esperienze di Alexander e I guardiani della notte… ci preoccupa un po´ il fatto che stia lavorando sul futuro progetto di James Cameron Battle Angel. Siamo troppo duri? Provare per credere. Nispel ha confezionato un prodotto perfettamente alla moda con l´ultima tendenza hollywoodiana che sposa l´iconografia delle graphic novel all´estetica del videoclip – Sin City, 300 (ed ecco il perché di Miller) – dove la regola fondamentale è l´ostentazione: ostentazione di uno stile in cui tutto è scuro e desaturato (onestamente vale la pena incominciare a chiedersi se l´elaborazione digitale dell´immagine ha ancora un senso, quando da scelta e(ste)tica è diventata griffe estetizzante), in cui tutti sono sporchi, barbari e cattivi per partito preso, senza non dico un approfondimento psicologico dei personaggi, ma almeno una progressione emotiva degli stessi nel corso della storia.
E allora ecco un film dove le gratuità si sprecano: se nessuno si stupisce che un pacifico ragazzino, una volta cresciuto tra gli indiani secondo i loro usi e costumi, prenda in mano una spada e la maneggi meglio del migliore guerriero vichingo e cavalchi meglio del migliore cavallerizzo vichingo – quando gli indiani nemmeno lo conoscevano il cavallo finché non lo importarono gli europei –, perché se lo dovrebbe chiedere lo spettatore? Dove l´impianto “realistico” non disdegna di battere anche la strada dell´improbabile per accontentare le platee di videogame addicteds (l´uso di uno scudo a mo´ di toboga). Dove il plot scivola con cronometrica piattezza da Conan il barbaro a Rambo, da Mad Max a Highlander, da Aleksandr Nevskij a Balla coi lupi, ma sempre senza un guizzo o una trovata veramente originale e, soprattutto, cosa veramente imperdonabile, senza nemmeno un´oncia di umorismo. Volendo dirla tutta, in confronto a questo film Conan il barbaro ha la grazia e la leggiadria di una commedia di Blake Edwards (ma Milius, si sa, esce veramente da un´altra epoca, quella dei filmaker di cui, ahimè, si è perso lo stampo).
Quindi consigliandovi caldamente che la visione di questo – a suo modo – “prodotto esemplare” può anche essere evitata, chiudo con un ulteriore dubbio. Ma se il protagonista, come si diceva sopra, è Ghost (interpretato da un inespressivo Karl Urban, ma il sospetto è che la colpa non sia tutta sua: nella trilogia del Signore degli Anelli aveva dato ben altra prova di sé), perché al film è stato dato come titolo il nome del comprimario indiano Russell Means? Mah…
Incoming search terms:
- vichinghi in america
- giovane indiano guerriero
- la leggenda del guerriero vichingo
- miniatura indiana
- come fare costume da vichingo
- pathfinder vichingo
- pathfinder 2007 recensione
- miniatura vikingo
- guerrieri vichinghi
- vichingo arciere


