LOCARNO 2007: IL GIORNO DELLA BUONANOTTE
Posted by Davide Verazzani | Posted in Locarno 2007 | Posted on 08-08-2007
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Ci doveva pur essere, nel variegato panorama locarnese, una giornata in cui trovare una linea comune fosse davvero complicato.
Girovagando fra pozzanghere e improbabili pizzerie, fra amici ritrovati e solo accennati, il vostro recensore ha dovuto rimuginare a lungo, mugugnando rabbiosamente, per trovare il link giusto.
E´ un sorriso che si apre piano dopo una folata improvvisa che mi fa ritrovare la strada che credevo perduta.
Eccolo, il link: la buonanotte.
Buonanotte, e a mai piu´ rivederci, a un film come Extraordinary rendition, ambiziosa opera con cui l´esordiente Jim Threapleton porge il suo punto di vista nei confronti delle barbare torture operate dagli occidentali, dal 2001 in poi, contro presunti terroristi islamici; il regista narra la storia di un professore inglese, di origine e fede musulmana ma sposato con una ragazza londinese, che viene rapito in strada a Londra e portato in un luogo sconosciuto per essere interrogato e torturato come pericoloso terrorista; inutile dire che lui è del tutto innocente, che le accuse che gli rivolgono sono addirittura ridicole nella loro pregiudiziale falsità , e che sarà costretto per salvarsi a firmare una dichiarazione in cui si riconosce colpevole. E che, infine, tornato a Londra, comincerà a pensare che l´odio degli islamici verso gli occidentali non è del tutto peregrino. Manicheo fin dalle premesse, il film non riesce a rimanere nei binari di una narrazione equidistante, finendo per diventare piu´ integralista dei “mostri” che vorrebbe descrivere, usando colori pastello nel dipingere i musulmani e tinte fosche nel tratteggiare i nemici della giustizia. Con il suo rifiuto di ogni coerenza interna alla narrazione, con la nettezza delle prese di posizione e con l´abbandono di ogni forma di ambiguità (che avrebbe potuto, fra l´altro, giovare allo sviluppo drammatico dei personaggi), la pellicola fa un pessimo servizio proprio alla causa che vorrebbe difendere, somigliando piuttosto a uno di quegli antichi western dove gli indiani erano cattivissimi e bruttissimi, e i cowboy bravi, belli e buoni. La mancanza di riflessione storiografica e l´incapacità di mantenere una distanza da eventi turgidamente troppo attuali provoca la creazione di un´opera imbarazzante, che non avrebbe meritato di stare in concorso non solo per limiti cinematografici, ma soprattutto per le delicate implicazioni socio-politiche. E ci piacerebbe sapere se gli occhi spiritati del musulmano che alla fine del film, durante una manifestazione, inneggia contro gli occidentali, derivino davvero solo da una presunta persecuzione nei loro confronti e non, piuttosto, da una fede religiosa immessagli a forza dal cinismo dei mullah. Threapleton una risposta, implicitamente, la dà , ed è ovviamente la prima, ma anche in questo caso una riflessione in piu´ forse davvero non guasterebbe.
Buonanotte alla speranza, forse, per i protagonisti del coreano Boys of tomorrow, altro titolo in concorso, diretto da quel NOH Dong-seok che aveva ben impressionato nel 2004 con My generation, reinventando i canoni dei film sull´adolescenza. Kisu e Jongdae, grandi amici dall´infanzia, si trovano a un bivio esistenziale: il primo vorrebbe cambiare vita per dedicarsi alla sua vera passione, la batteria, mentre il secondo, impotente dopo un incidente occorsogli da piccolo (e di cui il primo continua ad autoaccusarsi), vorrebbe poter essere piu´ forte dinanzi ai lazzi dei piccoli malavitosi locali. Il delicato gioco fra i due amici (in mezzo ai quali si inserisce il nipotino di Kisu, che gli viene dato in custodia) è alla base di un film che avrebbe tutti crismi per essere a tinte fosche e invece spezza una lancia verso le solitudini suburbane; l´ottimismo di fondo, pero´, ci sembra incrinato da una condizione sociale e personale che non puo´ portare che a un futuro difficilmente roseo: e la speranza, che sta alla base dei comportamenti di Kisu, è davvero difficile da mantenere.
Buonanotte, con una carezza e la certezza di sogni rosa confetto, dopo avere visto Waitress, la commedia sentimentale con cui Adrienne Shelley ha posto l´epitaffio alla sua promettente carriera (la regista statunitense è morta in circostanze poco chiare durante la post-produzione del film). La vicenda ruota attorno alla vita, dapprima plumbea e poi meravigliosa, di Jenna, cameriera di una tavola calda, genio nella preparazione di torte di ogni tipo, sposata a un imbecille che l´ha messa incinta dopo averla fatta ubriacare e innamorata pazza del ginecologo incontrato durante le sue visite periodiche. Senza perdersi in inutili divagazioni, né scordarsi le convenzioni del genere (fra cui l´importanza dei personaggi di contorno, spesso dimenticati a metà da molti presunti sceneggiatori), la Shelley conduce la pellicola con piglio sicuro verso un happy ending scontato, si´, ma non banale, divertendo e commuovendo al punto giusto. Cio´ che stupisce è il piglio originale della scrittura, che ha certamente i suoi punti di riferimento (a parte i canoni del genere, vengono in mente molte commedie romantiche degli anni ´50) non solo cinematografici ma anche televisivi, ma che sa essere priva di tempi morti, sempre mordace e brillante e, a volte, persino geniale (le sequenze delle creazioni delle torte sono esilaranti). Gran candidato al premio del pubblico per la sezione Piazza Grande, Waitress è un film da vedere nelle lunghe sere d´inverno, per riconciliarsi con l´esistenza in un momento malinconico per antonomasia.


