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LOCARNO 2007: IL GIORNO DEGLI ESPERIMENTI

Posted by Davide Verazzani | Posted in Locarno 2007 | Posted on 03-08-2007

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logo festival locarno1 LOCARNO 2007: IL GIORNO DEGLI ESPERIMENTIE´ appena iniziato il Festival, e già  si scivola verso lo sperimentale.
La discesa verso forme comunicative inusuali è una caratteristica della manifestazione locarnese, ma assai spesso è stata confinata nelle rassegne collaterali, come i Pardi di Domani, o l´Appellations Suisse, non diversamente da quello che avviene a Cannes (la Quinzaine) o a Venezia (la Settimana della Critica).
Quest´anno, invece, la particolarità  delle visioni è palpabile anche nelle due rassegne principali, cioè il Concorso e finanche Piazza Grande (che dovrebbe accontentare i palati, fatalmente meno raffinati, del pubblico pagante).
Tutto ci si poteva aspettare pero´, tranne che l´alfiere del cinema sperimentale fosse il grande vecchio Anthony Hopkins.

Sbarcato con grande umiltà  a Locarno per presentare in Concorso il suo terzo film Slispstream assieme all´attore Christian Slater e alla moglie (nonché attrice e produttrice) Stella Arroyave, ed anzi attirato dalla manifestazione svizzera (rispetto ad altri Festival anche piu´ importanti che avevano richiesto la pellicola) proprio per la sua caratteristica di libertà  creativa, l´attore inglese ha presentato alla stampa e successivamente al pubblico la sua pellicola con poche parole, niente affatto di circostanza. Ha detto che “il film si è creato quasi da solo, come un ininterrotto flusso di coscienza“, che “sentiva il bisogno di nuovi stimoli, e di lavorare a qualcosa di sperimentale che fosse tutto suo, senza mediazioni o final cut produttivi di vario genere“, che è “interessato al sogno, alla finzione, e che la vita è illusione, sincronicità , e che il film vuole essere una metafora di tutto questo senza volersi pero´ prendere troppo sul serio“. Ha detto tutto questo, disarmando i giornalisti che cercavano riferimenti di alto livello, derive lynchane, approfondimenti letterari: niente di tutto cio´, solo la vita in tutte le sue sfaccettature oniriche. Perfino alcuni tratti della sceneggiatura, che sembravano rifarsi al passato di Hopkins, sono in realtà  del tutto improvvisati dagli attori.
Massimo rispetto per la sincerità  dell´attore/regista, ma purtroppo il risultato, anche sfrondato dagli orpelli intellettualoidi che sicuramente molta critica militante vorrà  appiccicargli, è di livello basso, a tratti desolante. Lynch c´entra, si´, ma solo come pretesto narrativo per continui flash-back o flash-forward, per movimenti di macchina repentini, per un montaggio schizofrenico e per l´uso di colori saturi e iperrealisti (e questi sono gli unici pregi della pellicola); poiché il tentativo è sincero, manca del tutto l´ironia, ovvero quel sottile gioco del “ci è o ci fa” che ha reso Lynch un maestro e relega Hopkins nel ruolo di sbiadito allievo. L´inconcludente storia dell´anziano sceneggiatore Felix Bonhoeffer, ossessionato a tal punto dalle storie che ha inventato da non riuscire piu´ a discernere tra sogno e realtà , è talmente esile narrativamente da costituire, forse, solo un´idea per un cortometraggio; e la recitazione sempre sopra le righe di Slater e Turturro e di molti altri del cast non aiuta la sincerità  del progetto. Lo stile è discontinuo, e gli inserti video (Nixon, la guerra del Vietnam, la morte di James Dean, e cosi´ via) sembrano posticci. Insomma, una pellicola di cui non si sentiva affatto la mancanza: forse necessaria per l´autore, del tutto superflua per lo spettatore.
Meno superfluo invece, anche se non del tutto riuscito, l´esperimento dell´altro film in concorso, il portoghese O capacete dourado: il regista Jorge Cramez, all´esordio nella lunga durata dopo una lunga militanza nell´ambiente dei cortometraggi, cita abbondantemente Romeo e Giulietta ma preferisce un finale aperto e tutto sommato ottimistico. La vicenda dei due ragazzi, lui motociclista orfano di madre e talmente innamorato della propria moto da portarsela quasi in classe, lei figlia silenziosa e problematica (forse anoressica) del preside della scuola, è raccontata in maniera quasi onirica attraverso immagini eleganti, una musica che oscilla fra il punk-rock anni ´80 (Echo & the Bunnymen) e i valzer di Strass e un lirismo panteista che accomuna i momenti di tenerezza fra i giovani alle armonie della natura; si perde purtroppo nelle eccessive allegorie e in un amore per l´immagine e per la lentezza, da sempre palla al piede del cinema portoghese, che blocca il percorso narrativo e non lo fa sfociare nel mare della tranquilla fruizione visiva.
In Piazza Grande, invece, è stato presentato il francese J´ai toujours reve d´etre un gangster, del poliedrico regista, sceneggiatore, drammaturgo e scrittore Samuel Benchetrit che, oltre ad essere il fortunato marito della splendida Anna Mouglalis (presente nella pellicola), dimostra di possedere discrete doti narrative, una fervida fantasia realizzativa, ma anche una buona furbizia produttiva. Rifacendosi al Jarmusch di Coffe and cigarettes e al Tarantino di Pulp fiction (ma senza le parti piu´ violente, anzi con un romanticismo di fondo che solo un francese puo´ utilizzare), Benchetrit crea un divertente pastiche in bianco e nero, in cui la storia d´amore incipiente fra un ladruncolo da strapazzo e un´avvenente cameriera fa da sfondo al rendez-vous nostalgico di 5 vecchi amici, all´incontro-scontro fra 2 cantanti di successo (Alain Bashung e Arno, che recitano loro stessi) e al tentativo di 2 poveracci di rapire la figlie di un ricco industriale. Fra reminiscenze noir e scoppi improvvisi di ilarità , l´opera sta in piedi soprattutto grazie al lavoro degli attori (da sottolineare un superbo Edouard Baer, e la capacità  della Mouglalis di calarsi per la prima volta nei panni della commedia), e si fa apprezzare nonostante i salti “telefonati” nel montaggio e una mancanza di ritmo atipica visto il genere di film. Fosse stato fatto quindici anni fa, avremmo gridato al miracolo; ora, invece, sembra il tentativo pauperistico di inserirsi in un filone già  sfruttato. Onesto nelle intenzioni, comunque godibile, ma decisamente poco originale.

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