Certo, la copertina non è delle più invitanti. Soprattutto per chi disprezza il tono rosa fucsia, accostabile al blu quasi elettrico che ricorda il Federico Moccia temuto in ogni sua versione, letteraria, cinematografica o televisiva.
Merito anche della Sperling & Kupfer, che dopo essersi fatta conoscere come casa editrice specializzata in narrativa cosiddetta di intrattenimento, tra cui spiccano le storie melò di Sveva Casati Modigliani e di alcune sue colleghe anglosassoni altrettanto godibili, o quelle terrificanti (nel senso migliore… parliamo di thriller tendenti all’horror!) di Stephen King, stava cominciano con la narrativa italiana a debordare un poco.
Prova ne sia la presenza dei romanzi di Alessandra Appiano (i libri per ‘la Donna Che Pensa Di Avere Un Cervello Ma Lo Nasconde Bene’) tra i suoi titoli.
Negli ultimi due anni Sperling, forse conscia del grave errore fatto ai danni dei suoi lettori e soprattutto delle sue lettrici, si stava già facendo perdonare con una nuova collana di saggistica, dedicata soprattutto al decennio ’68-’77, in cui si trovano autentiche chicche per gli appassionati del genere (tra cui la sottoscritta).
Ma il vero colpo di genio, quello che concede alla casa editrice il perdono eterno, riguarda proprio il terreno su cui la narrativa stava pericolosamente vacillando: la commedia al femminile.
E lo fa portando in libreria un’esordiente italiana di tutto rispetto, capace di scrivere finalmente un romanzo degno di questo nome: Maria Daniela Raineri.
Leggi articolo completo…