Recensione: Breakfast on Pluto
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 05-06-2007
Tag:Breakfast, Cillian, Jordan, Murphy, Pluto, travestitismo
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Benvenuti signore e signori! Si accomodino, vengano con noi ad assistere alle mirabolanti e stravaganti avventure di Patricia “Kitten” (Gattina) Braden! Entrino e si apprestino a familiarizzare con la vita in 36 capitoli di uno stravagante “marziano”, nato dentro lo stretto corpo maschile di Patrick Braden e rinato come farfalla sorgente dalla crisalide nelle sfavillanti, cangianti e multicolori vesti di Gattina, capace di passare incolume tra abbandoni dei genitori, dileggio dell´opinione pubblica, bombe dell´IRA e pestaggi della polizia, e convinto che l´Amore (sì, proprio quello con la a maiuscola) prevalga su tutto quando il sogno più grande è ritrovare la mamma e consumare la prima colazione su Plutone…
Torna alla grande Neil Jordan, il cineasta irlandese che ci ha abituati ad un cinema intelligente e intrigante quando pensa in piccolo e si limita a portare sullo schermo i suoi fantasmi (In compagnia dei lupi, Mona Lisa, La moglie del soldato, In Dreams), meno quando si fa prendere la mano dalla grandeur hollywoodiana (Intervista col vampiro, Michael Collins). Con Breakfast on Pluto rientriamo nel primo caso ed assistiamo a un concentrato di temi ricorrenti del regista già affrontati nelle altre pellicole citate (l´ambiguità sessuale, il terrorismo e l´ambientazione irlandese, il rifiuto delle figure genitoriali). Soltanto un regista capace come lui di far scivolare l´umorismo e il surreale nella dura realtà del quotidiano poteva affrontare con garbo e incisività la storia del piccolo Patrick abbandonato dai genitori e “svenduto” a una famiglia adottiva in un paesino dell´Irlanda degli anni Sessanta, che crescendo scopre di essere nel profondo una “lei”, abbandona il suo “privilegiato” osservatorio sulla vita e si avventura nella città del peccato (Londra) per trovare la madre desiderata che, tutti dicono, assomiglia a Mitzi Gaynor. Più che una fuga in un mondo fantastico dove anche gli augelletti partecipano vivamente (una nuova Biancaneve?), il suo è l´asserire la superiorità della fantasia interiore sulla dura e sporca realtà delle bombe dell´IRA, dei “trattamenti” della polizia inglese, degli squallidi tàªte à tàªte della vita notturna tra lucciole londinesi, la superiorità , infine, di una famiglia allargata e decisamente anticonvenzionale con padre (prete), figlia naturale (travestito) e figlia acquisita incinta di un terrorista irlandese ucciso dai compagni perché reo di soffiate alla polizia. Quanto Jordan abbia colpito nel segno lo dimostrano il colpevole ritardo (almeno un anno) con cui il film esce ora sui nostri schermi, e il rifiuto di Cannes e Venezia che se lo sono rimpallato finché non se l´è accaparrato Berlino.
Il film di Jordan aggiunge un imprescindibile capitolo al cinema della deriva della sessualità , e in questo ricorda incredibilmente Hedwig di John Cameron Mitchell, altra riuscitissima opera che tratta più o meno lo stesso tema con la stessa graffiante ironia. Breakfast non ha il passo del musical (ma la musica che fa da cornice è molta e molto bella), ma entrambi sono un inno alla diversità e alla fantasia e uno sberleffo alla trivialità della cosiddetta “normalità ”. Ed è inoltre un eccezionale ripasso del migliore repertorio attoriale del cinema inglese e irlandese (così come di quello del regista). E allora fa piacere vedere apparire sullo schermo i volti noti di Liam Neeson, Stephen Rea, Brendan Gleeson, Ian Hart. Ma, più di tutti, si ritaglia una parte nelle antologie del travestitismo il protagonista Cillian Murphy, corpo conturbante/perturbante che colpisce e destabilizza perché non si comprende se fino a ieri avevamo visto un´attrice che fingeva di essere un uomo o adesso vediamo un attore che finge di essere una donna.


