Recensione: Il vento fa il suo giro
di Davide Verazzani
Philippe, corpulento ex professore francese riciclatosi pastore di capre per raggiungere un contatto più vero con la natura, si trasferisce con l’avvenente moglie Chris e i tre bambini dai Pirenei a uno sperduto villaggio della Val Maira, Chersogno, proprio sotto il Monviso. Il suo arrivo provoca inizialmente la naturale diffidenza dei paesani, un centinaio di persone per lo più anziane, chiuse nella loro ostinata diversità culturale (i vecchi parlano tutti l’antica lingua occitana, sorta di miscuglio fra il piemontese e il francese, e anche i pochi giovani presenti si adeguano); saranno Costanzo, sindaco del minuscolo Comune, e Fausto, un famoso clarinettista, originario del paese, che vi sta svernando a causa di un incidente al braccio, a convincere gli abitanti ad accogliere lo straniero, giocando soprattutto sulle opportunità economiche e turistiche (Philippe produce dell’ottimo formaggio di capra, che vende a compaesani e turisti) più che sull’opportunità di entrare in contatto con una cultura differente. L’accoglienza di Philippe e della sua spaesata moglie, inizialmente più che benevola, si trasforma ben presto in ostilità manifesta; e questo sia a causa della cecità di alcuni paesani (tra cui la postina e gli avventori abituali dell’unico bar), sia per colpa dell’ostinazione dello stesso Philippe, che si chiude in un’orgogliosa e insensata solitudine di fronte alle malelingue del paese. L’epilogo sarà tragico, e Philippe sarà costretto ad andarsene. Ma qualcuno ha capito il messaggio di tolleranza, ed è pronto, adesso, a prendere il suo posto… Leggi articolo completo…
Il Flauto Magico diretto da Kenneth Branagh sulla base del libretto inglese di Stephen Fry è un film che vive di vita propria, e come tale va visto, senza perdere tempo in inutili confronti con la versione originale. Anzi, mi viene il sospetto che il regista usi l’opera di Mozart come pretesto per accompagnarci in un’avventura divertente e assieme profonda, esaltando i lati comico e moralistico dell’originale.
Tre ragazze americane in visita a Roma con vaghi propositi artistici decidono di passare un week – end a Praga, ma poi si lasciano convincere da una modella conosciuta a lezione di disegno a dirigersi verso una località termale in Slovacchia. All’inizio tutto sembra procedere per il meglio, tra feste popolari e qualche amorazzo estivo. Ma presto la vacanza si trasforma in un incubo. Le tre sono infatti entrate nel mirino della Elite Hunting, organizzazione segretissima che consente ai suoi danarosi affiliati di soddisfare le proprie sadiche perversioni omicide su giovani ignari, attirati nell’ostello del titolo come materiale da macelleria. E due americani ricchi e annoiati sono pronti ad accoglierle…
Il protagonista della nostra storia ha un nome impegnativo per la tradizione popolare americana, Huckleberry Cheever, ma potete abbreviarlo in Huck. Come il suo omonimo letterario, Huck fugge le responsabilità: il suo unico progetto di vita, lui che è un giocatore professionista di Las Vegas, a parte passare di letto in letto ogni volta con una partner diversa, è di trascorrere le sue giornate (e nottate) sui tavoli da poker, raccogliendo i soldi che gli permetteranno di partecipare al campionato mondiale. Il guaio è che con le carte Huck è bravissimo a fondare capitali ma non altrettanto ad amministrarli, perché gioca a poker come dovrebbe vivere (impegnandosi al massimo) e vive come dovrebbe giocare (con estrema cautela). Specie quando sul tavolo da gioco si trova ad affrontare il padre L.C., un altro che per il gioco ha gettato la vita privata alle ortiche, e nei confronti del quale Huck nutre un conflitto edipico tutt’altro che latente. Poi, però, Huck incontra Billie, giunta di recente in città per un ingaggio come cantante da “Dino’s”, e il giocatore d’azzardo sembra pronto a riconsiderare la sua vita…
Immagina un mondo senza frontiere e senza religione, nulla per cui uccidere o per cui morire. Un mondo in cui dare una chance alla pace, e dove the war is over, la guerra è finita, se solo lo vuoi: it’s easy if you try! E poi immagina un uomo che usa queste semplici parole, le mette in musica (note immortali, a dire il vero) e i governi di tutto il mondo iniziano a tremare, incredibile ma vero, soprattutto la superpotenza per eccellenza, gli Stati Uniti d’America, in un momento in cui stava combattendo la sua guerra più sporca. Può un governo dichiarare guerra a un singolo individuo? Sì, se il suo nome è John Lennon…
Potrebbe essere la volta buona per il matrimonio tra Reed Richards e Sue Storm, rispettivamente Mr. Fantastic e Donna Invisibile dei Fantastici 4, già costretti a rinviare la cerimonia in tre occasioni. Ma, ahimè, grandi poteri comportano grandi responsabilità. Specialmente se le nozze vengono disturbate da un extraterrestre argentato che, a cavallo di una tavola da surf, sconvolge la geologia del pianeta provocando crateri e glaciazioni e transita sopra New York proprio nel momento del fatidico sì. Mentre l’esercito degli States – impersonificato da un generale non propriamente geniale – li precetta per salvare il mondo e l’arcinemico Dr. Destino trama per impossessarsi dei poteri dell’alieno, gli eroi scopriranno che il Silver Surfer è solo un araldo di una ben più terribile minaccia in grado di distruggere il mondo intero… 
Come se non bastasse, puntano dritto all’ego smisurato di Bank, facendo in modo che il suo nuovo hotel non riceva i classici “cinque diamanti” nella classifica degli alberghi di lusso. Infine, dopo un imprevisto che ha bloccato il piano, rubano i diamanti nascosti nell’attico in una sala inespugnabile per donarli al vecchio nemico Terry Benedict, che li aiuta a superare i problemi con un lauto finanziamento. Tutto è bene quel che finisce bene, naturalmente, con un piccolo colpo di scena finale all’insegna della beneficenza…
Benvenuti signore e signori! Si accomodino, vengano con noi ad assistere alle mirabolanti e stravaganti avventure di Patricia “Kitten” (Gattina) Braden! Entrino e si apprestino a familiarizzare con la vita in 36 capitoli di uno stravagante “marziano”, nato dentro lo stretto corpo maschile di Patrick Braden e rinato come farfalla sorgente dalla crisalide nelle sfavillanti, cangianti e multicolori vesti di Gattina, capace di passare incolume tra abbandoni dei genitori, dileggio dell’opinione pubblica, bombe dell’IRA e pestaggi della polizia, e convinto che l’Amore (sì, proprio quello con la a maiuscola) prevalga su tutto quando il sogno più grande è ritrovare la mamma e consumare la prima colazione su Plutone…
Ci sono sei turisti – tre americani, due inglesi e una australiana – che sopravvivono a un incidente d’autobus in Brasile e decidono di passare la serata in una spiaggia poco lontano… Detta così potrebbe sembrare l’inizio stra – abusato di una di quelle barzellette con l’ italiano l’inglese e il tedesco. Ma, attenzione, lo spunto fa da prodromo a un’avventura teoricamente terrorizzante: derubati di tutti i loro averi e respinti con ostilit� dal villaggio poco lontano, i sei si fanno convincere da un ragazzo locale a seguirlo in una casa nella foresta. Dove li attende un medico non del tutto compos sui che ha un concetto terzomondista e perlomeno estremamente marxista sulla redistribuzione dei beni. Tra i quali gli organi umani…