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Recensione: Quattro minuti

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 30-05-2007

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quattro Recensione: Quattro minutiUn carcere femminile di massima sicurezza in Germania. Una vecchia insegnante di pianoforte, Traude Krà¼ger, che ha dedicato la sua vita alla musica e tenta di trasmettere la propria passione ai sempre più scarsi allievi, secondini o detenute che siano. Fino alla casuale scoperta di un grande talento. Jenny, detenuta per omicidio e forse violentata dal patrigno, piena di odio e violenza per il mondo circostante ma ai tempi bambina prodigio e forse tuttora in grado di vincere un concorso nazionale dedicato a pianisti debuttanti.
Tra le due si stabilisce un patto solo apparentemente di ferro: la detenuta potr� suonare a suo piacere e uscire dal carcere per le esibizioni, l´insegnante in cambio chiede devozione ed umilt� totali. Il tutto, almeno nelle intenzioni, senza nessun coinvolgimento personale. Ma le cose non potranno che andare diversamente…

Quattro minuti, opera seconda di Chris Kraus (anche sceneggiatore: onore al merito), è stato uno dei casi dell´anno in Germania: ottimi incassi e otto candidature ai Lola Awards. Motivazioni che, insieme alla buona accoglienza riservata dal mercato italiano a Le vite degli altri, hanno probabilmente spinto i distributori nostrani al grande passo ed alla – sia pur limitata – circolazione in sala. Detto subito che non siamo all´altezza di quest´ultimo (del resto i capolavori sono rari), va anche riconosciuto che siamo di fronte a un ottimo film. Che riesce a evitare quasi tutte le trappole insite nel genere romanzo di formazione (cui pure apparterrebbe lato sensu, visto che pur sempre la vicenda è incentrata sul classico rapporto insegnate ferreo/allievo recalcitrante) per approdare a un discorso più ampio su colpa e redenzione. Se Jenny è evidentemente colpevole- forse non dell´omicidio ascrittole, certamente però di esplosioni di violenza e di un atteggiamento predatorio nei confronti di chi la circonda (il film si apre con lei che ruba una sigaretta dalla tasca di una compagna di cella suicida) – Traude non le è stata da meno in passato, sacrificando l´amore per non contravvenire ai dettami nazisti: ed entrambe sanno che comunque l´eventuale riscatto rimarr� individuale, impossibile da recepire per una societ� dove regnano sovrani prevaricazione e ipocrisia. E il finale – quattro minuti di cinema memorabile, che rimandano non saprei dire quanto consciamente a Tutti i battiti del mio cuore – se sancisce il legame tra le due protagoniste, non promette alcuna riappacificazione con l´esterno: insegnante e allieva hanno vinto una battaglia personale, ma il loro destino – la pensione da un lato, il carcere dall´altro – è comunque segnato. Resta la forza del singolo, forse quella dei sentimenti: ma la vita prosegue inesorabile. Peccato per qualche flash – back di troppo (il passato nazista di Traude), per qualche scorciatoia di sceneggiatura (come fa il padre di Jenny a trovare l´insegnante?), per qualche accenno inutilmente melodrammatico. Ma dall´altra parte pesano una regia poco men che perfetta, dove ogni inquadratura sembra frutto di una scelta morale prima ancora che cinematografica, ottime attrici, un´ambientazione mai banalmente claustrofobica. Non abbastanzaper un capolavoro, si diceva sopra. Ma più che sufficiente per lasciare la poltrona di casa e andare in sala.

Marco Cavalleri

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