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Il protagonista di questa commedia noir è un microchip di valore inestimabile, rubato al Presidente di una multinazionale straniera e finito chiss� come fra le mani di un innocuo commercialista romano, e poi in quelle, ben più pericolose, di un losco imprenditore del divertimento notturno, il quale organizza uno scambio a Fiumicino con un fiduciario del Presidente, Matera (un ex agente dei servizi segreti italiani che vive nel ricordo di uno sfiorito amore di gioventù), che porta all´incontro una valigia stracolma di soldi.
Leila, scaltra ladruncola di passaporti che rivende a un amico ricettatore, finisce per trovarsi in possesso casualmente sia del microchip che dei soldi, e per questo motivo viene braccata da Matera e da un duo di spietati killer da operetta, l´esagitato Garofano, vieppiù innervosito da una difficile situazione familiare, e il gelido Diolaiti. Nella fuga Leila incontra Franz, un autista di autobus in perenne crisi esistenziale, che ha preferito buttare alle ortiche una possibile laurea in filosofia per il vizio del poker ed è alla ricerca disperata di soldi per pagare i debiti di gioco con Titti, un energumeno dai modi spicci: dapprima Leila user� l´ingenuit� di Franz per salvarsi da chi le è alle calcagna, ma poi nascer� un legame fra i due, all´insegna della volont� di mutare un´esistenza altrimenti vuota.
Davide Marengo, 34enne romano con alle spalle una lunga militanza nel campo dei videoclip e dei cortometraggi, di cui ricordiamo “Craj��?, cortometraggio sulla musica popolare pugliese premiato a Venezia 2005, esordisce nel lungometraggio fiction adattando per lo schermo l´omonimo libro di Giampiero Rigosi, uscito per l´Einaudi nel 2000. E lo fa scegliendo un´impronta più lieve del libro stesso, trasportando il centro dell´intrigo in un paese straniero (mai nominato, e solo rapidamente mostrato) e il fuoco della storia da un´oscura Bologna a una Roma notturna ma quasi indifferente alle azioni, anche tragicamente criminose, che vi si svolgono. Grazie a queste scelte il piede viene pigiato sull´acceleratore della commedia, e appaiono a questo punto abbastanza fuori fuoco, quasi un´indebita intrusione, sia gli inserti più specificamente noir (la sparatoria finale alla Tarantino, l´inseguimento fra i due autobus) sia l´improvvisamente rinnovata storia d´amore tra Matera e la sua antica fiamma; d´altronde, Marengo, nonostante l´indubbia capacit� di ripresa e l´attenzione alla ricerca del particolare che certamente gli deriva dagli anni di videoclip, non è Tarantino, o meglio 13 anni dopo “Pulp fiction��? ricrearne le atmosfere appare un´ingenua pretesa più che un sincero omaggio.
Nel complesso, comunque, l´intreccio (niente affatto semplice, data la quantit� di personaggi che concorrono all´azione) viene maneggiato dal regista con piglio sicuro, per merito, oltre che delle sue capacit� , anche di un pugno di interpreti in stato di grazia (impareggiabili, in questo senso, la coppia Garofano-Diolaiti interpretata da Francesco Pannofino e Roberto Citran e un Mastandrea inappuntabile nel suo ruolo di eterno ragazzo, mentre meno in palla è apparsa la Mezzogiorno, per la prima volta alle prese con un ruolo non drammatico), e nonostante una sceneggiatura a tratti scoppiettante, ma colma di evidenti vuoti oltrechè di veri e propri errori (chiavi di automobili che spariscono e riappaiono senza un motivo, borse di soldi che sfuggono a tutti i controlli, e così via). E il cinema italiano si ritrova così con un prodotto divertente e interessante, lontano dalle ombelicali lagne di alcuni autori e che riconcilia con l´italico noir dopo i clamorosi flop degli ultimi periodi (e ogni riferimento a “Quo vadis baby?��? e “La cura del gorilla��? è del tutto voluto) attraverso anche uno sforzo produttivo di notevole entit� : 150 copie nei cinema a inizio maggio non è cosa da poco, a queste latitudini.


