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Recensione: L’uomo dell’anno

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 30-05-2007

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luomodellanno Recensione: Luomo dellanno Tom Dobbs è un popolarissimo comico americano, abituato a sferzare i potenti dalla sua tribuna televisiva attraverso barzellette e battute taglienti. Sollecitato dal suo pubblico, Dobbs decide di candidarsi come presidente degli Stati Uniti, e crea ad hoc un mini-comitato elettorale, formato dagli autori del suo programma e dal suo manager, con i quali gira l´America a bordo di un pullman presentando il suo programma negli Stati in cui ha deciso di presentarsi.
Nonostante un brillante e controverso dibattito con i candidati democratico e repubblicano, durante il quale Dobbs usa la sua verve comica per demolire l´ipocrisia degli avversari, nessuno nel suo staff pensa davvero che Dobbs ce la possa fare. Contro ogni aspettativa però, le elezioni (gestite per la prima volta completamente da un software creato appositamente da un´azienda di Silicon Valley, la Delacroy) vengono stravinte dal comico, che diventa così il Presidente Designato.

Eleanor Green, puntigliosa analista della Delacroy, scopre però che il software ha un baco e che i risultati non sono quindi reali; lo comunica ai capi dell´azienda, i quali per tutta risposta, per non perdere le ricche commesse che stanno giungendo dal resto del mondo, la narcotizzano e la licenziano facendola passare per pazza e drogata. A Eleanor non resta che cercare di avvertire Dobbs dell´errore…

La premiata ditta Williams-Levinson torna insieme a distanza di venti anni esatti da quel “Good morning Vietnam��? che iniziò le fortune di entrambi, per costruire questa commedia di stampo socio-politico che, incredibile ma vero, possiede gli stessi pregi e gli stessi difetti del suo antesignano. Da una parte, infatti, la vis comica di Williams si può facilmente sprigionare in un insieme di battute al fulmicotone, che riempiono tutto il film, e di situazioni paradossali (memorabile la scena in cui Dobbs va a trovare il Congresso travestito da Washington) che rendono giustizia alle potenzialit� espressiva dell´attore statunitense, ultimamente più spesso usato da altri registi in toni più smorzati e spesso in ruoli ambigui. Dall´altra, la satira sociale, attraverso l´inserimento di un sub-plot quasi thriller (ma girato in maniera dilettantesca), si ferma nel momento in cui avrebbe dovuto essere più tagliente: l´elezione di Dobbs non diventa definitiva per un errore del computer, e ci viene negata la possibilit� di vedere come un comico avrebbe guidato la Casa Bianca; la sacralit� del potere è in qualche modo salvaguardata, così, e la scrivania dello Studio Ovale diventa un´icona che non si può oltrepassare né oltraggiare.

La virata drammatica diventa un´abile scorciatoia per non essere del tutto irriverenti, e anche la comicit� di Williams, all´interno di una simile cornice, somiglia più a una furba parodia che scontenta pochi (sullo stile del Bagaglino, per intenderci) e che lascia aperte le porte a un neo-tradizionalismo (“lasciamo fare la politica ai politici��?, sembra di sentire in lontananza) o al rifiuto delle nuove tecnologie (i capi della Delacroy, dipinti come due loschissimi idioti, finiscono in carcere, e non possiamo che gioirne).

L´intelligente “what if��? iniziale, dunque (ovvero: cosa accadrebbe se per un errore del computer un comico diventasse Presidente?), non viene portato alle estreme conseguenze, togliendo alla pellicola gran parte del suo mordente e della sua cattiveria e impedendo sostanzialmente di riflettere davvero sui guasti e i problemi della democrazia americana, nonostante questo fosse il fine ultimo dichiarato dallo stesso Levinson.

Ci rester� per sempre il dubbio se Bruce Springsteen come segretario di Stato (questa è la designazione-farsa immaginata da Dobbs) sia meglio o peggio di Condoleeza Rice: peccato, se ne sarebbero potute vedere delle belle.

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