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Recensione: Le verità negate

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 30-05-2007

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leveritanegate Recensione: Le verità negateSophie, valente illustratrice di libri per l´infanzia, sta attraversando un periodo di depressione in seguito alla morte della madre, cui era legata quasi morbosamente. La sua difficile situazione la porta a rendere il matrimonio con Craig (un brillante architetto che sta cercando con difficolt� di farsi strada nel suo ambiente) più freddo e distaccato di quanto gi� non sia e a complicare anche il rapporto con le due figlie. Sophie cerca conforto nel lavoro, in virtù di un´imminente scadenza, ma tutto quello che riesce a ottenere è un continuo scavare nelle proprie ossessioni del passato.
La sua depressione si trasforma gradualmente in paranoia, e Sophie si sente di continuo minacciata, spiata, seguita, perfino dentro le mure domestiche. Quando, a un party, conosce Mara, la giovane e conturbante assistente di Craig, le sue paranoie prendono forma:

ossessionata dalla gelosia, Sophie si convince che sia proprio Mara a perseguitarla, e si comporta quindi sempre più stranamente, arrivando perfino a seguirla e introdursi in casa sua per verificare l´esattezza delle sue teorie. Ma proprio quando perfino Sophie si sta convincendo di essere sull´orlo della follia, i nodi giungeranno al pettine e il passato ritorner� portando una sconvolgente rivelazione.

A distanza di quasi quindici anni dall´ultimo lungometraggio prodotto (il flop “Dallas Doll��? del 1993 con Sandra Bernhard), la regista australiana Ann Turner, esordiente nel 1989 con l´acclamato “Celia��? e successivamente ritiratasi a scrivere e dirigere per la tv, ritorna sugli schermi con questa aggrovigliatissima e spinosa pellicola che molto vorrebbe esprimere ma poco sa mostrare. Continuamente in bilico fra le cupe atmosfere del thriller e le plumbee situazioni dello psico-dramma, la Turner non sa quale strada intraprendere e lascia lo spettatore nel medesimo dubbio che attanaglia fin troppo spesso la protagonista: che cosa è reale e che cosa è finzione? La domanda, in sé legittima tanto da innervare l´intera pellicola, diventa pretestuosa quando la regista (che è anche sceneggiatrice del film) riempie il film di inutili scene madri, di darkissimi flash-back onirici, di metafore inquietanti, senza seguire le potenzialit� della storia, e prediligendo invece i toni più alti anziché i sussurri. La matassa costruita dalla complicata sceneggiatura della Turner si ingarbuglia sempre di più, costruendo plot paralleli cui non viene dato sbocco (il rapporto fra Sophie e i suoi genitori, per esempio), e la regista si trova quasi costretta, suo malgrado, a gestire situazioni quasi hitchcockiane senza averne, naturalmente, le capacit� .

Inoltre, la costruzione della rivelazione-shock conclusiva (peraltro telefonatissima nel corso del film) è farraginosa, e perfino irritante, e pure le potenzialit� degli interpreti non vengono sfruttate a dovere: Susan Sarandon, nonostante le ottime intenzioni (l´attrice è entrata nel progetto con foga, tanto da mettere mano alla sceneggiatura insieme alla regista), sembra quasi legnosa, mentre Sam Neill non d� forza al personaggio di Craig; si salva solamente l´ottima Emily Blunt, attrice rivelazione di “My summer of love��? e “Il diavolo veste Prada��?, che dona una patina di ammaliante doppiezza al personaggio di Mara e si candida ad essere, ancorché giovanissima, una delle attrici che vedremo più spesso in copertina nei prossimi anni.

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