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Due uomini su un peschereccio nel Canale di Sicilia bastano a Mohsen Melliti per imbastire un´opera prima emozionante. Io, l´altro è infatti un bel film, poetico e politico, di una semplicit� disarmante.
Amici che faticano insieme per pagare le rate della loro barca, anche se di culture diverse, Giuseppe e Yousef hanno un progetto, ma soprattutto hanno la voglia di affrancarsi dalla mafia locale e di costruirsi una vita con le proprie braccia. Su di loro, però, si abbatte il fulmine dell´attualit� : quando la radio annuncia che l´immigrato è ricercato dalla polizia per l´attentato di Madrid, tutto il castello crolla, lasciando spazio all´istinto del sospetto. Giuseppe e Yousef giocano e scherzano con la notizia, ma resteranno presi in una rete di cui non si sono accorti. Da qui si sviluppa l´analisi dell´ingresso di una forza esterna tanto nel microcosmo in equilibrio di un paesino della Sicilia, quanto nella sua rappresentazione simbolica che è la barca.
Improntata alla semplicit� è, oltre alla costruzione della storia, anche la regia, pulita e quasi mai estetizzante (qualche breve ripresa della barca in movimento stona leggermente con il resto dell´opera). Melliti, autore anche di soggetto e sceneggiatura del film, si concentra sullo scavo psicologico dei personaggi, seguendoli da vicino, con primi piani e inquadrature scorciate. E il risultato è perfetto: l´insinuazione del dubbio e la tensione arrivano allo spettatore in maniera diretta e forte, grazie anche a una recitazione molto intensa da parte di Raoul Bova e Giovanni Martorana. Lineare è anche il montaggio che giustamente non cerca di creare con artifici da thriller una suspense gi� insita nella vicenda. Molto particolare è l´uso dei brevi flashback che aprono la strada a un secondo livello di comprensione del film.
Nonostante la staticit� della scena il film non è mai claustrofobico. Gli ottanta minuti scorrono veloci grazie ai dialoghi calibrati con esattezza; quotidiani ma non scontati, sono divertenti e assumono una nota di verit� grazie all´uso intelligente del dialetto.
L´inesperienza del regista emerge soltanto nella caratterizzazione un po´ ingenua dell´amicizia, all´inizio del film, costruita con qualche luogo comune come i giochi con l´acqua, e nell´esplosione del conflitto alla fine, con scene troppo gridate. Ottima è invece la conduzione della fase del sospetto.


