0
Raccontare una storia vera e tragica come le violenze perpetrate in Argentina sotto il regime salito al potere dopo il golpe delle Forza Armate, non è facile. Il rischio è banalizzare il male, di cui si ha gi� sentito parlare, o all´estremo opposto, mitizzare i sopravvissuti. Israel Adrian Caetano ha accettato la sfida e ha portato sullo schermo un libro autobiografico di Claudio Tamburrini, portiere lontano da qualsiasi gruppo politico, catturato dai miliziani nel 1977 e rinchiuso in un luogo segreto per centoventi giorni, fino al giorno della sua fuga.
Molte le scelte innovative che rendono questo film importante. Le inquadrature particolari, ad esempio oblique, sono studiate per dare alla Mansion Serè, la casa in cui sono reclusi i protagonisti, un vero e proprio ruolo nella storia. I luoghi sono personaggi attivi: fanno parte delle torture a cui sono sottoposti i prigionieri, e come tali li riprende il regista. Ma non è tutto:
Caetano reinventa in chiave horror i temi della claustrofobia e dello squallore, ingredienti necessari in una vicenda del genere. Il risultato è una riflessione su cosa sia l´orrore, se l´ignoto, oppure la tortura che si ripete sempre uguale, perpetrata sempre dalle stesse persone di cui si conoscono le voci, e a volte anche le facce. Quasi d´obbligo le riprese con macchina a mano, gestite in modo tale da comunicare un senso di forte angoscia a spiazzamento, ma mai eccessive.
Cronaca di una fuga è, nello stesso tempo, un film d´azione. Gli stati d´animo sono mostrati da una recitazione molto fisica: bravi Rodrigo De la Serna, nel ruolo di Claudio, e gli altri attori. L´enfasi è posta sul deperimento e sull´abbruttimento dei corpi causato dalla prigionia, mentre i dialoghi, sono giustamente ridotti al minimo. L´unica pecca si ha quando i quattro protagonisti decidono la fuga: è il momento clou in cui vengono a galla le paure più profonde, dal terrore di non farcela al timore della libert� , sentimenti contrastanti espressi però con un accento patetico.
L´impostazione complessiva del film, invece, rispecchia l´intento di raccontare un episodio in maniera asciutta, universale, che non lascia spazio alle spiegazioni. Persino i personaggi sono astratti dalla loro storia: non si sa nulla di loro, né di quello che erano prima della vicenda, né di quello che diventeranno dopo, se non a grandi linee. E proprio questo suscita in chi assiste la più profonda comprensione di quella che è stata la tragedia argentina. Claudio non ha niente a che vedere con le accuse che gli sono mosse. Ma non è questo ciò che conta: nulla potrebbe comunque giustificare quello che subisce.


