L’ambiente chic e patinato della milanese Terrazza Martini stavolta stride con la realtà rappresentata dal film Tutti contro tutti, che narra una guerra fra poveri in una periferia urbana. Ma non si possono scegliere le location anche per le conferenze stampa, e così, dopo alcuni servizi fotografici, il regista e attore Rolando Ravello, la protagonista femminile Kasia Smutniak e il coprotagonista Marco Giallini si dispongono sul divano pronti a rispondere alle domande dei giornalisti.
Da cosa prende spunto il soggetto del film?
Ravello: il personaggio di Agostino esiste veramente; una volta mi telefonò dicendo che gli avevano occupato la casa. La realtà che mi ha descritto mi ha molto colpito e sono finalmente riuscita a trasporla in un film. Alcuni attori erano già miei amici e sono state scelte “automatiche”. Per il resto il cast è stato scelto per la qualità; abbiamo fatto molti provini. Tra queste scelte c’è stato Nonno Rocco (Stefano Altieri), che è stato poi bravissimo.
Ravello, nel tuo film c’è sicuramente un dialogo con la commedia all’italiana ma anche elementi di neorealismo. Quali ritieni siano le tue influenze più importanti?
Ravello: sicuramente il mio maestro è stato Ettore Scola, con lui ho fatto i miei primi tre film e siamo diventati molto amici. Lui è stato anche il mio testimone di nozze. Ha letto la sceneggiatura ed è stato presente ai provini. Ho voluto mantenere un registro che fosse tra il realismo e la favola, come se si fosse sotto un tendone da circo.
Cosa avete portato delle vostra idea di famiglia nei personaggi?
Ravello: In Italia c’è un grosso attaccamento alla famiglia, che però in questa fase storica viene messa in condizione di essere sfaldata per circostanze esterne ed avverse difficili da gestire.
Smutniak: Sì, quando ci sono problemi gravi ogni persona viene messa davanti al proprio orgoglio, alla dignità. Tra l’altro è da notare che i due coniugi in questo film hanno entrambi un lavoro ma ugualmente si trovano a non avere una casa. Lo stato in questo frangente è latitante; si viene a creare una guerra fra italiani e italiani.
Il film mostra persone che faticano per avere una vita normale. Secondo voi serve faticare per poi ottenere qualcosa nella vita?
Giallini: Può servire, ma non è così scontato. Io ho avuto un’infanzia povera, era una spesa importante comprarmi le scarpe in famiglia. Ma per uscire da una condizione precaria bisogna trovare il modo di incanalare nel modo giusto la rabbia. E non è facile. Io ho amici che ancora hanno problemi economici e vite difficili.
Il film esce dai luoghi comuni: gli occupanti della casa di Agostino sono italiani, coloro che forniscono solidarietà e aiuto sono stranieri. Inoltre Agostino si indigna per l’incendio doloso nel campo dei Rom. Cosa avete voluto comunicare?
Ravello: In fondo siamo tutti uguali, indipendentemente dalla razza. Penso che bisogna incominciare a guardarsi negli occhi, non badare solo al proprio orticello e prendere atto della realtà che ci circonda, che è multietnica. Agostino nel film empatizza con gli zingari ma il nonno Rocco, della generazione precedente, è ancora razzista.
Ci sono state delle scene di improvvisazione o gag dietro le quinte?
Ravello: E’ stato lasciato spazio all’improvvisazione, e specialmente Giallini ne ha approfittato.
Giallini: Sì, mi sono molto divertito.
Smutniak: Diciamo che io ero molto preoccupata per l’interpretazione della scena di sesso in macchina con Rolando, e lui mi prendeva in giro dicendo che mi avrebbe baciato “veramente”; poi invece è stato divertente e meno imbarazzante di quanto pensassi.
Ravello: Sì, mi sono un po’ divertito a “terrorizzare” Kasia riguardo alla scena, ma poi è andato tutto bene.
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